E’ il settembre del 1978 quando la rivista Art Forum, pubblicando l’articolo Beginning againdi Marcia Hafif, permette la sollecita risposta di Olivier Mosset volta a suggerire la formazione di un gruppo di discussione sulla Radical Painting, il fenomeno più estremo della Pittura Analitica degli anni settanta. Nelle numerose riunioni occorse in seguito vari artisti provenienti da esperienze simili s’incontrano per parlare essenzialmente – è il caso di dirlo – di pittura.
A partire dal 1980 a loro si unisce lo statunitense
Ma se la pittura monocroma rappresenta già, in questo momento, l’interesse principale di Howard Smith essa finirà, con il tempo, per contraddistinguere la sua intera attività di pittore come è possibile riscontrare nelle sue numerose personali negli Stati Uniti ed in Germania. L’adesione alla Radical Painting, dunque, trova il suo apogeo nella mostra omonima realizzata presso il Williams College Art Museum a Williamstown, Massachusetts, nel 1984. L’evento, infatti, corredato di catalogo cerca di dimostrare il grado di interazione e di influenza reciproche degli artisti del gruppo.
Howard Smith, però, pur partecipando e riconoscendosi all’interno delle ricerche pittoriche del gruppo, si distingue per aver ottenuto attraverso la monocromia, una superficie più sensibile e vibratile. Questa sua caratteristica segna anche la sua prima mostra personale italiana ospitata in questi giorni presso i locali della Galleria Peccolo di Livorno: una serie recente di acquerelli su carta di medie e piccole dimensioni sono esposti sulle pareti singolarmente oppure secondo una sorta di “falsa installazione ” di pezzi unici.
silvia fierabracci
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