Quando Masaccio si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali corre l’anno 1422 e il suo apprendistato come pictor si è già compiuto tra la natia Castel San Giovanni e Firenze, dove l’artista si è trasferito verso il 1418.
In questi anni la grande ondata del Gotico Internazionale si rompe contro le tetragone affermazioni del primo Rinascimento che, nelle opere di Filippo Brunelleschi, Donatello, Nanni di Banco, unisce alla mai estinta tradizione del Romanico toscano un resipiscente senso dell’”antico”, già consapevole ma non ancora filologico.
Ricostruire l’ambiente in cui si è formato il genio artistico di Masaccio che rivoluzionerà la pittura occidentale in vertiginosa ascesa con la Trinità, il polittico di di Pisa e la cappella Brancacci è quanto questa mostra e l’eccellente catalogo che la accompagna si propongono di fare. L’esposizione, che chiude le celebrazioni per il VI centenario della nascita di Masaccio, riunisce
negli angusti quanto suggestivi spazi della casa natale dell’artista un contenuto numero di pezzi (sono appena quaranta le opere in catalogo), tutti di certa autografia dei grandi maestri del primo Rinascimento.
La straordinaria concentrazione di tavole, sculture lignee, terracotte e disegni restituisce pienamente l’atmosfera da “arena di giganti” che doveva avere la Firenze dei primi decenni del ‘400.
I due grandi Crocifissi lignei, quello di Donatello, ancora imbrigliato in influenze ghibertiane, e quello di Brunelleschi, già superbamente antichizzante, realizzati entrambi intorno al 1410, fungono da auguste quinte al percorso espositivo. Di seguito si dispiegano in successione i nomi dei grandi, dall’Angelico a Filippo Lippi, tutti presenti in mostra con opere di valore inestimabile.
Tra queste la vigorosa Santa Monaca, recentemente acquisita presso la Galleria degli Uffizi e il Ritratto di giovane, entrambi di Paolo Uccello, emergono dalle tavole con stereometrica, e rigorosamente prospettica, maestostità. Le sculture in terracotta esposte ruotano tutte intorno all’invenzione della Madonna con il Bambino, attribuita al Maestro del San Pietro di Orsanmichele che il curatore della mostra ha ormai
La mostra culmina nella grandiosa Crocefissione di Capodimonte, mai vista così da vicino né così vicina al San Paolo di Pisa e al Sant’Andra di Los Angeles, tutti e due provenienti, forse, dal medesimo Polittico di Pisa.
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