Le opere presentate in mostra, provenienti dalla Pinacoteca Civica di Pesaro, paradossalmente non passarono mai per le mani di Rossini, poiché vennero ipotecate dal principe Astorre Hercolani come garanzia alla restituzione di un debito contratto con l’amico compositore ed estinto solo dopo la morte del maestro.
Dopo un complesso iter giudiziario, una parte della prestigiosa collezione della famiglia bolognese – trentotto dipinti e un busto – andò al comune della città natale del musicista, come destinatario ultimo della sua eredità.
Nell’insieme le opere in mostra testimoniano gli interessi e il gusto del collezionismo privato di Bologna tra sette e ottocento, attento alle proprie evoluzioni artistiche, quanto ai migliori esiti delle regioni limitrofe.
Gli sviluppi dell’arte bolognese si dipanano a partire dal trecento. Preziosi decori di punzone e bulino su oro del S. Ambrogio, opera del caposcuola Vitale introducono alla parte più antica della collezione dove domina la grande tela con l’Incoronazione della Vergine di Simone dei Crocifissi. Un’allegoria bizzarra, Il sogno della Vergine di Michele di Matteo testimonia un quattrocento che respira ancora atmosfere tardogotiche.
La grandezza del seicento bolognese, invece, si misura sulla forza visiva di corpi e massi travolti nella Caduta dei giganti di Guido Reni, dipinta per un soffitto, e sulla calda tenerezza del volto della Vergine di Elisabetta Sirani, mentre si imprimono nella memoria l’elegante e vezzosa Lotta di putti di Carlo Cignani e soprattutto l’accurato studio di disegno dello scorciatissimo Adone morto di un giovane Giovan Francesco Gessi già suggestionato dalla grazia di Reni.
Nell’ultima parte della collezione spicca il piccolo ma intensissimo tondo olio su rame di Crespi raffigurante un Cristo e manigoldo, purtroppo assai danneggiato, e l’armonia di veduta e scena di
Isolato esempio di scuola toscana un’ Adorazione, opera giovanile di Domenico Beccafumi, dove la posa scomposta del bambino presagisce gli esiti del proprio manierismo maturo.
La collezione si completa con alcune opere di artisti veneti, una crocifissione, opera della bottega di Jacopo Bellini e una luminosa tela di Giovanni Bellini; ancora due ritratti, uno di Domenico Tintoretto, l’altro di incerta attribuzione a Domenico stesso o al padre Jacopo.
L’esposizione della quadreria di Rossini fa parte del programma Intorno alla musicache comprende anche la contemporanea mostra “le stanze della musica”.
Creti, Baschenis, Crespi, Giacquinto, Gainsborough, Reynolds, ritratti e pitture con tema musicale, liuti, viole d’amore e partiture autografe, da scorrere mentre si ascoltano le esecuzioni dei musicisti in programma, celebrano un connubio che ha radici storiche: Bologna e la musica.
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