I sei artisti fiorentini, Gianni Caverni, Antonella Foscarini, Rebecca Hayward, Donatella Mei, Lorenzo Pezzatini, Ivano Vitali, che espongono le loro opere alla Casa dell’Arte di Rosignano Marittimo, sono riusciti, nell’affrontare un tema come quello del rapporto fra uomo e natura, a evitare di cadere nel troppo facile calderone della banalità.
La mostra Oh Bio Mio!, inaugurata il 10 Novembre, ci offre la possibilità di cogliere molteplici sfaccettature interpretative.
Caverni, in quest’ultima installazione della serie “Orti”, coltiva la memoria, facendo “germogliare” delle copie elaborate di fotografie che ritraggono da bambini gli artisti partecipanti. Le canne sostengono fili elettrici che vi si aggrovigliano e “lasciano penzolare sopra ogni foto piantata una piccola lampadina che la illumina”. Sembra una coltivazione di laboratorio dove la crescita è controllata e veicolata dall’artista che oppone al concetto bucolico di natura operazioni improbabili: “in questi orti si piantano e si coltivano idee” (B. Sullo).
In “The great memory”, spiega Antonella Foscarini, “il mio volto modellato in ceragel, trasparente, neutro… è sovrapposto ad una pagina pubblicitaria tratta da un giornale femminile: un viso di donna di grandezza naturale … Il rilievo in ceragel rende tridimensionale l’immagine sottostante e ne definisce i tratti essenziali, la foto a sua volta lo colora e gli attribuisce un carattere e una particolare espressione che però è altro sia rispetto al volto della modella che alla mia fisionomia”.
“Il laboratoruio del Dottor Calidari”, di Donatella Mei, prende spunto da un film espressionista degli anni venti in cui si affrontava per la prima volta il tema dello scienziato e della sua follia di onnipotenza. L’artista propone frammenti di natura ma “una natura avulsa dal proprio ambiente, in vitro come dicono i biologi”. Due serie di vetri dalle cui trasparenze emergono parti di foglie, farfalle e il moscerino della frutta che ha la particolarità inquietante di possedere un genoma molto simile a quello umano. Sul muro molti disegni sempre sullo stesso tema: l’installazione è decisamente ben orchestrata.
Rebecca Hayward presenta, nel suo “Bestiary”, creature fantastiche e mostruose che contengono diverse nature in un unico soma, spesso volutamente disarmonico. Tali rappresentazioni derivano dalla “paura” e dal “fascino” che gli esperimenti di mutazione genetica e di clonazione risvegliano nell’artista.
Pezzatini espone “Il Serpentone”, opera composta da segmenti di terracotta sui quali “è rappresentata una scena che collega direttamente l’installazione con il motivo della mostra: un bambino che schizza fuori da una provetta. La raffigurazione, volutamente schematica, evidenzia il grande enigma delle biotecnologie…”.
Molto ironico è il “Biosciamano” di Vitali: un vestito di strisce di giornale appeso al muro e in terra una valigia, anch’essa ricoperta di carta ritagliata da quotidiani, contenente amuleti contro ogni male. Il vestito viene indossato dall’artista nelle sue performances; della stessa opera fanno parte quattro immagini fotografiche del “Biosciamano” impegnato nei suoi riti.
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