Dopo Federico II e Galileo, Sergio Vacchi chiama in causa Leonardo. E lo fa portandolo indietro a Vinci, suo luogo natale, in un ritorno virtuale dalla Francia dove scomparse quasi cinque secoli fa. Le opere del recente ciclo di pitture leonardesche di Vacchi si affacciano sulle pareti della Palazzina Uzielli, del Castello dei Conti Guidi e della Casa Natale di Anchiano, sedi diverse ma coordinate del percorso museale vinciano.
In Leonardo Codice Verso (1993-97), venti grandi dipinti e i loro bozzetti preparatori s’incentrano sulla figura del genio rinascimentale, in un’operazione che lo porta a confronto con eventi e personaggi convocati da vari angoli della Storia. Donne dall’allure egizio, scimmie disegnate con tratti da arte africana, marinaretti e lo stesso Sergio Vacchi, in tuba ed abito da sera rosso, affiancano Leonardo in composizioni affollate. Il linguaggio prende in prestito codificazioni dell’arte medievale, come l’uso del piano ribaltato invece di quello prospettico, e a volte richiama interpretazioni alla Carrà di Valori Plastici. Il passato si intreccia col presente, dunque, in dialoghi visionari tra telefonini e biciclette, architetture giottesche e tavole imbandite con enormi cellulari.
In ogni opera si affaccia la presenza di Leonardo, tutto testa, barba e piedi. Il volto tratteggiato nell’iconografia a tutti nota si sovrappone a dei grossi piedi da uomo primitivo, in un’immagine che priva del corpo la memoria di un personaggio emblematico. La figura dell’artista-scienziato funziona quasi come un pretesto per complessi rompicapo metaforici, che mettono alla prova l’osservatore lasciandolo spesso privo di risposte.
Vaghi sono i riferimenti alle ricerche effettivamente portate avanti da Leonardo, chiamato ad assistere come testimone alla confusione contemporanea, mescolata a riferimenti storici e geografici disparati. Mentre nei cicli degli anni Sessanta dedicati a personalità del passato, come Federico II e Galileo, Vacchi coglieva l’occasione per digressioni sul tema del potere e del suo effetto sull’individuo, qui la dimensione appare più domestica, “ricondotta a spessore umanistico più che scientifico” scrive Enrico Crispolti. Nelle prime opere della serie l’ambientazione è perlopiù costruita in interni e solo in un secondo momento si apre a paesaggi compositi, fatti di piramidi, palme e mare. La tecnica utilizzata è sperimentale, tanto per rafforzare l’omaggio a Leonardo. Cartone su tavola o carta su tela accolgono colori smaltati e riflettenti, che lasciano intravedere la trama del supporto.
Il catalogo della mostra, a cura di Romano Nanni ed edito da Skira, raccoglie interventi di critici d’arte contemporanea accanto a studiosi del Rinascimento e di Leonardo in particolare. Enrico Crispolti, Antonio del Guercio, Francesco Galluzzi, Romano Nanni, Antonio Natali, Carlo Pedretti e Marco Tonelli dedicano a Sergio Vacchi testi che affrontano la sua ultima fatica dalla prospettiva di discipline diverse. Per offrire al lettore un approfondimento che si adatti alla natura camaleontica del lavoro dell’artista.
silvia bottinelli
mostra visitata il 4 giugno 2005
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