Dai laboratori e dalle botteghe degli artigiani toscani le ceramiche di Montelupo hanno viaggiato per secoli verso gli appartamenti, le mense e gli armadi delle grandi famiglie fiorentine: gli Strozzi, i Peruzzi, i Corsini e, naturalmente, i Medici.
Oggi ottanta pezzi di squisita fattura, provenienti dalle raccolte di tutto il mondo, illustrano la varietà e l’altissimo livello di una tradizione artistica unica nello scenario della produzione ceramica italiana dal Medio Evo al Rinascimento: un percorso attraverso le evoluzioni del gusto e delle influenze di importazione che hanno di volta in volta caratterizzato la produzione di Montelupo.
L’allestimento segue questo ordine cronologico: la prima sala è dedicata alla maiolica arcaica, tricolore o a zaffera (decorata con il blu cobalto), che distingue i manufatti di tutto il Quattrocento. Parallelamente, grazie ai contatti con i centri di produzione spagnoli e orientali, si sviluppa la decorazione a “Damaschino” di chiara influenza islamica. Verso il Cinquecento inizia a prendere forma la transizione verso lo stile
La scelta di esporre pochi pezzi, concentrandosi su esemplari peculiarmente rappresentativi dei diversi stili e delle varie epoche, il contributo didattico dei cartelli esplicativi e l’allestimento essenziale di taglio museale, rendono la mostra agevole e fruibile a tutti i livelli: un’occasione imperdibile per far conoscere al pubblico un capitolo della storia delle arti plastiche troppo spesso trascurato.
Il progetto, a cura di Fausto Berti, direttore del Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo, nasce dal lavoro di trent’anni di scavi, restauri e paziente ricerca i cui risultati sono stati raccolti in una monumentale pubblicazione in cinque volumi.
Pietro Gaglianò
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