Sono composizioni, le opere di Arnold Mario Dall’O (1960, Bolzano). Composizioni che si sviluppano attraverso un processo di stratificazione; ogni livello presenta un linguaggio, un materiale o un tema apparentemente diverso, ma è solo nella sua compostezza finale che si ritrova la singola tecnica dell’artista. La stessa cronologia della creazione svanisce per richiamare da lontano quell’idea di continuazione che, sostenuta in primis dalla serialità degli sfondi, si traduce in eternità. Ed è proprio da una realtà estrapolata dal tempo fisico che Dall’O rinviene i suoi soggetti: animali, figure umane, frammenti di testi, nature morte, semplici linee o punti. Ma anche organi umani che sembrano presi da un libro di anatomia e immagini pornografiche. Tutto in una casualità soltanto apparente. Elementi eterogenei che attingono ulteriori immagini e significati dalla memoria, abituali ma inaspettati ed imprevisti per il visitatore; elementi racchiusi in mondi dallo sfondo ripetitivo e rassicurante della carta da parati, o di determinati pattern grafici.
Ma la contraddizione si svela subito come apparente: non c’è denuncia, non c’è un giudizio, ma solo un’immagine, unica e antropologica, che sintetizza il tutto. Nessuna accusa contro una società ormai quotidianamente investita di quei simboli pornografici, solo una semplice constatazione. Allora non si può parlare né di rottura concettuale né di contrasto, tra le immagini delicate e tenui che fanno da sfondo e quelle che richiamano all’eros più grossolano e truce. Infondo non viviamo tutti a metà tra le calde e tappezzate mura domestiche e l’atrocità della perversione sociale?
Non è proprio dal familiare e dal quotidiano che sempre più spesso dobbiamo guardarci? Cosa c’è di più attuale e meno sconvolgente oggi di un’immagine pornografica accanto ad una tazzina da tè? Ecco quindi insieme il reale, la dimensione onirica e la sua sintesi concettuale. Quello di Dall’O, dunque, è un disordine solo apparente o, per lo meno, speculare rispetto alla società. Ricerca di significati, bisogni più o meno nobili, disordine, regolarità, memoria, archiviazione, segno e simbolo. Benvenuti nella Republic of Welcome.
valentina bartarelli
mostra visitata il 4 febbraio 2006
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