Lasciare che luoghi della città siano interessati dall’arte e permettere l’innesto di percorsi artistici diversi tra loro è quanto propone Rotte Metropolitane con il progetto La Città Visibile. Artisti dell’area fiorentina, come Tomboloni e Lonzi, sono tra i protagonisti.
Sandra Tomboloni ha installato le sue Piccole Anime nella verde cornice dell’Orto Botanico. Immerse tra piante rarissime, le sculture trovano un habitat di grande suggestione. L’artista, interessata ad approfondire il concetto di casa come dimora di sentimenti contrastanti, lavora con materie plastiche e di facile malleabilità. Una costruzione di casette dai colori accesi e sgargianti, una accanto all’altra, prende forma e si visualizza in una struttura autonoma. Il comune “pongo” è lavorato e manipolato senza giungere ad alcun narcisismo di forma: la superficie mantiene un aspetto da bozzetto preparatorio, che ne amplifica la fragilità. Non vi è monumentalità, la Tomboloni è interessata ad esprimere altro.
Quanto a prima vista sembra il risultato dell’operosità di un bambino svela presto, grazie a quest’eccessivo e voluto infantilismo, l’altro aspetto del concetto di “casa”. L’abitazione, oltre che nido e rifugio si trasforma in bisogno necessario e latente di essere dimora in grado di accogliere, di proteggere. Numerose creaturine in plastica si ammassano, l’uno sull’altro, perdendo parte della propria individualità. “Voglio che la mia voce” spiega Tomboloni “sia diretta ai pochi, alle minoranze. Come nella serie dedicata al bosco, i miei soggetti si nascondono, si mimetizzano nell’ambiente che li circonda”.
Le due opere video di Paolo Lonzi sono proiettate alla galleria La Corte: Referente e Referente 2. Se nel primo video Lonzi ha filmato coppie di persone a loro insaputa, cancellandone poi una delle due digitalmente, in Referente 2 si è divertito a scambiare tra loro i soggetti di altre coppie ancora. Il risultato attrae lo spettatore per l’anomalia della situazione: l’anziana signora che dialoga con l’operaio su una panchina come il turista colto durante una sosta del suo girovagare a parlare con una suora. Se l’effetto può spiazzare per l’assurdità delle storie che racconta, è l’artista stesso a svelare quanto ogni circostanza sia più che probabile. Ognuno dei protagonisti riesce a ritagliarsi una propria sfera indipendente dal contesto nella quale è inserita. Entrambi i video, per molti aspetti complementari l’uno dell’altro, nascono dalla volontà dell’artista di porre come unico soggetto del suo lavoro lo stesso pubblico. L’ideale sarebbe stato mostrare il video ad ogni spettatore singolarmente, spiega infatti l’artista, per poter capire con attenzione quale fosse l’immediata risposta alla mia provocazione.
marta casati
mostre viste il 25 novembre 2003
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