“Il tempo presente e il tempo passato / Son forse presenti entrambi nel tempo futuro. / E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.” Si apre con questa citazione dai Quattro quartetti di T.S. Eliot il testo critico con cui Daniele Perra presenta l’esposizione di Melania Lanzini e Charles Loverme. The last future è una riflessione sul tempo e trova un’opportuna e adeguata collocazione nel suggestivo spazio di Rosanna Tempestini Frizzi, che riunisce in sé il passato delle antiche architetture fiorentine e l’attualità, con implicazioni talora futuribili, dell’arte contemporanea.
Il tema del tempo è affrontato dalla coppia di artisti nel culmine, secondo il relativo
Entrando nella galleria si prova un senso di disagio: le luci soffuse, la musica in sottofondo, un piccolo gruppo di cipressi, una fotografia adornata di fiori. L’atmosfera è funerea, l’ambiente evoca un’atmosfera di lugubre fatalità. Alcuni volti giovani ci scorrono di fronte: sono solo memorie lontane, icone di corpi che non sono più. Una fotografia dai colori accesi, guarnita di rose, richiama le immagini sacre (nella versione popolare del santino) e sottolinea la necessità, tutta terrena, del culto delle icone. Sul soffitto è proiettato un video, anch’esso dai colori forti e intensi: un intreccio di corpi fluttuanti tra le nuvole, che sembrano volare in assenza di gravità. È un paradiso di michelangiolesca memoria, o forse, come afferma Daniele Perra, “il riscatto dalla vita terrena, dalla sofferenza, dal disfacimento della carne. È la fine in quanto inizio di qualcosa d’altro”.
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