E
allora s’impone il silenzio: per certe opere bisogna portare pazienza. Si
guarda, si aspetta, ci si interroga. All’improvviso, una scoperta inattesa: una
voce dal fondo che declama una poesia, un sesso nascosto dietro una porta di
legno, un fremito di carta su cui è disegnato un quadrifoglio o ritratto un
condannato a morte. Tutto si muove nell’aria come un drappeggio, come se i
lavori di questo artista argentino galleggiassero in galleria.
Da
tutti i pieni e i vuoti della mostra, dall’andatura dell’allestimento
marcatamente “dissolvente”, dall’altezza alla quale sono installate le opere a
parete – che seguono una misura di discrezione quasi mistica – emerge e prende
forma la forte presenza della scultura, o meglio un’onnipresenza scultorea:
Adriano Nasuti-Wood ha scelto di rappresentare la scultura attraverso i suoi
vuoti e nel ritmo di una poesia, nella necessità delle pause tra un’opera e l’altra,
così come tra un verso e l’altro.
In
questa direzione la lettura della sua mostra si articola in un doppio
movimento: il distruggere e il ricomporre. Come nelle fasi alterne di una
meditazione: inspirare ed espirare. Portare dentro, inscrivere, appropriarsi,
per poi rivelare, lasciare, creando rapide visioni di spazi e attimi che in
seguito vengono immortalate con pietre, creta, argilla. L’andamento duplice è
favorito inoltre dalla suddivisione del percorso espositivo in due parti
ideali: la parte “quadreria” e la parte del luogo della scultura, come se la
mostra non potesse essere tale se non ne nascondesse un’altra.
È
l’esperienza simultanea della preghiera: donare e ricevere, recitare e rimanere
in ascolto. L’orizzonte della mostra è allora quello di una mistica latente, ma
non nel senso religioso, bensì sacro, antropologico, primitivo, ed è accentuata
da un elemento poetico che l’artista argentino ha voluto inserire per creare
quello che lui stesso definisce “l’ambiente ideale”: si tratta di una registrazione
della poesia And Death Shall Have No Dominion di Dylan Thomas.
Ancora
una volta il movimento doppio, dettato dal ritmo delle strofe che si ripetono
in loop e che, ribadendo la duplice valenza della mostra, ne aggiungono inoltre
una terza, che fa da contraltare ideale agli oggetti tridimensionali
seminascosti qua e là: un orecchio in creta delle stesse dimensioni di quello
dell’artista, il ritratto del suo occhio, un pene d’argilla, pietre dipinte a
grafite, barattoli e fogli di carta.
Questi
piccoli ritratti “sezionati” segnano la necessità di una pausa in cui il tempo
ristagni in prossimità di nuovi significati antropologici. E la presenza in
mostra, sotto forma di ritratti a matita, di due filosofi moderni rappresenta
allora il residuo formale di tale necessità, che intende perseguire il senso
delle opere esposte ma si rifiuta di spiegarle. Un po’ come se il senso della
mostra riprendesse, ma negandole, le note parole di Cézanne: “Io vi devo la verità in
scultura, e non ve la dirò”.
La
prima mostra a Pistoia
mostra visitata il 21 settembre 2010
dal 4 giugno al 30 settembre 2010
Adriano
Nasuti-Wood – Quasi
SpazioA ContemporaneArte
Via Amati, 13
(centro storico) – 51100 Pistoia
Orario: da
martedi a sabato ore 15.30-19.30 o su appuntamento
Ingresso
libero
Info: tel./fax
+39 0573977354; info@spazioa.it; www.spazioa.it
[exibart]
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