Un viaggio da favola è quello che propone la Galleria Bagnai nella sua nuova sede fiorentina in via Salutati, a poche centinaia di metri dal Quarter. Un spazio importante, che ha richiesto la scelta di abbandonare le sedi di Siena e di via Maggio a Firenze, ma carico di possibilità; luminoso, grande e tutto bianco. Bianco come il famoso coniglio che accompagnò Alice nel paese delle meraviglie nel capolavoro di Lewis Carrol. Ed è proprio a questo fantastico e tenero cicerone, e al romanzo che lo ha celebrato, che la mostra inaugurale si ispira. < i <WALK-IN è un viaggio incantato all’interno di un mondo di fantasia. Nessun realismo come nessuna ipotesi di un mondo alternativo, niente è collegato, niente è sottoposto né alla stessa legge né alla stessa logica. È così che lo spazio stesso entra a far parte dell’esposizione, è il genius loci che anima l’intero percorso. Lo scopo sembrerebbe il recupero di un sentimento ormai perduto, una vecchia pratica obsoleta oramai ricondotta soltanto ai bambini: la capacità di stupirsi. Partendo dal presupposto che viviamo in una società preconfezionata, convenzionale, prevedibile e le cui uniche sorprese spesso non hanno in sé niente di buono, Bagnai cerca di regalarci quell’antico sussulto che è lo stupore, la meraviglia. Allora, circondati di bianco come di una candida e soffice pelliccia di coniglio, ecco materializzarsi il non senso, talvolta anche il contraddittorio. E di colpo tutto risulta possibile; avere un giardino tascabile, magari da tirar fuori quando siamo imbottigliati nel traffico, come quello in Portable garden di May Cornet (Londra, 1075); un vestito e un armadio tutti di gomma da masticare, come in Olimpia e Armadio della mia migliore amica di Maurizio Savini (Roma, 1962).
Immaginate un comodino piccolo piccolo il cui cassetto si apre addirittura per sei metri come quello di Francesco Carone (Siena, 1975), La prima ora del nuovo tempo sarà preceduta da una tempesta, oppure una città incantata che si riflette su un muro, evocata da Le Torri di Marina Paris (Sassoferrato, Ancona).
E, ancora: la casa senza gravità di Massimo Barzagli (Prato, 1960), gli alberi di vetro blu di Vittorio Corsini (Cecina, Livorno, 1956), un grande materasso di note come quello fantasticato da Rossella Fumasoni (Roma, 1964) in Tempo rubato. A ricordarci che non si è mai troppo vecchi per sognare né mai troppo esperti per provare stupore.
valentina bartarelli
mostra visitata il 5 maggio 2006
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