L’ideazione della mostra in corso alla Leopolda di Firenze risale, ovviamente, a molto prima di questo tragico 11 settembre, ma proprio alla luce della drammaticissima congiuntura internazionale acquisisce un’attualità ancora più tragica. Un percorso multimediale attraverso un’ideale città che in sei aree tematiche, oltre ad una sezione introduttiva e una conclusiva, ci guida in un viaggio che scuote le coscienze; indirizzata particolarmente verso i più giovani (le scolaresche, e non solo, potranno usufruire della guida di uno stuolo di volontari appositamente istruiti), vuole invitare anche gli adulti a fare propria la frase di Martin Luter King: “Che state facendo per gli altri? Non dite che un giorno o l’altro lo farete, ora è il momento. Non dite che qualcuno lo farà, quel qualcuno siete voi”.
Nata per iniziativa dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai nell’ambito del Decennio dell’ONU per l’educazione ai diritti umani (1995/2004), promossa dal Comune di Firenze, la manifestazione è posta sotto l’Alto patrocinio del Presidente della Repubblica, che è voluto personalmente intervenire all’inaugurazione dell’”anteprima”, tenutasi a Matera il 10-12 ottobre. Ma la mostra è stata ideata per Firenze, non solo per essere la sede dell’Istituto, ma per la secolare tradizione, dai tempi del Granducato Leopoldino (primo stato al mondo ad abolire la pena di morte), di civiltà del rispetto, “un’occasione per riaffermare – secondo le parole di Ciampi – nella città simbolo dell’Umanesimo, l’importanza dei valori di universalità e di rispetto reciproco che costituiscono il presupposto su cui si fonda il dialogo tra popoli e culture diverse”.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), data la gravità del momento attuale, lega alla mostra di Firenze “Emergenza Afghanistan”, iniziativa volta a reperire i fondi necessari (stimati nell’ingente cifra di 268 milioni di dollari, più di 530 miliardi di lire) a far fronte alla tragedia del popolo afgano, che già ora, a seguito di ventidue anni di guerre feroci, quattro anni di siccità, l’imposizione di un regime che ignora il rispetto dei più elementari diritti umani, conta più di cinque milioni di profughi, suddivisi fra Iran e Pakistan.
E proprio ai rifugiati, attraverso un’immaginaria frontiera (in questo momento le frontiere fra Pakistan e Afghanistan sono drammaticamente, ma purtroppo comprensibilmente, chiuse) è dedicata la sezione introduttiva che vuole suggerire al visitatore l’angoscia e il trauma della condizione di profugo. Seguono sei sezioni tematiche secondo un percorso libero: Guerra/La mia casa, Pena di morte/Il carcere, Povertà/La bidonville, Discriminazione/Il porto, Infanzia/La strada. Solo l’uscita, come già l’entrata con La frontiera, è obbligata e ci guida al Municipio, dove le grandi personalità che hanno lottato per i diritti umani invitano chi giunge alla fine del percorso a seguire il loro esempio e divenire a tutti gli effetti un “cittadino dei diritti umani”, a cui all’uscita viene rilasciato tanto di passaporto.
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Sito della mostra
Sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
Valeria Ronzani
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