Sono circa centotrenta le fotografie in bianco e nero e a colori di David Lees che raccontano momenti storici incancellabili dalla nostra memoria.
L’artista fiorentino, nato nel 1916, pur avendo trascorso tutta la sua vita in Italia, è diventato con gli anni colonna portante dell’editoria americana. E’ stato proprio il rapporto lavorativo con la rivista LIFE, durato più di venticinque anni, a far sì che, a partire dagli anni quaranta, Lees diventasse fotografo dei più importanti avvenimenti mondiali.
I terribili anni della ricostruzione nell’Italia del dopoguerra e quelli vissuti da Firenze sono i protagonisti dei numerosi scatti in mostra: la città appare vissuta e
Lees ha raccontato anche fatti di stringente cronaca, come il disastro del Vajont o i funerali di Papa Giovanni, ma sarà la storica alluvione fiorentina a scuoterlo: “Per me, che sono fiorentino -ebbe a dichiarare-, l’evento più importante che ho coperto con la fotografia è stata l’alluvione del ’66″. I documenti della Biblioteca Nazionale messi ad asciugare davanti a una
E se il matrimonio tra una ragazza del Meridione di nome Nina e un giovane soldato americano, Gorge, costituì il primo servizio che Lees pubblicò su Life, l’ultima foto che uscì prima che la rivista fosse chiusa è del 1972: un contadino, all’interno di una tipica cucina di campagna colorata da ogni tipo di prodotto proveniente dal suo orto, è ritratto accanto al figlioletto con vicino uno splendido dipinto di Sandro Botticelli.
marta casati
mostra vista il 3 novembre 2003
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