Il laboratorio fotografico professionale di Romeo di Loreto e Paolo Orazio Woods con la collaborazione di Gianluca Maver, tutti e tre “magi” della fotografia, è un’importante elemento nella cultura fotografica della città già dal 1991. Gli stampatori di bianco nero, che offrono il loro servizio ad alto livello, dal 1995 propongono mostre di altri autori nel loro piccolo spazio. Negli ultimi anni hanno esposto i lavori fotografici di
Marco Calò, Riccardo Cavallari, Nicola Lorusso, Jacopo Santini, Daisuke Takiguchi, Dagmar Vinzenz, e altri.
Gabriele Galimberti (1977), già tra i selezionati a Modena per il Portfolio giovane fotografia in Italia nel 2001 e coinvolto nella mostra luce prigioniera alle Murate di Firenze, espone qui un suo
nuovo lavoro intitolato Tracce.
Sette stampe, in grande formato (120x86cm), sono allestite nello spazio delizioso del laboratorio. Il nero dominante nelle sue immagini notturne è interrotto da riflessi chiari di luce e linee curve, tracce nella superficie ruvida dell’asfalto scintillante della strada. Scattati su un negativo di grande formato con un tempo di posa di circa cinque minuti sotto l’illuminazione artificiale procurata dall’autore, i fotogrammi si prestano benissimo all’ingrandimento senza perdere i minimi dettagli che
rendono le sensazioni tattili e luminosi della superficie.
La ricerca di Galimberti ricorda una fotografia di Man Ray del 1920 della polvere che si era depositata sul Grande vetro nello studio di Marcel Duchamp a New York. Sembra ispirata da lí, una certa visione del fotografo che riconosce nuove forme e segni in leggeri elementi depositati o incisi sulla superficie e crea nuove immagini tramite la sua abile ripresa. Inoltre il grande formato della stampa aggiunge un aspetto surreale alla lettura del soggetto.
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