La mostra mutua il titolo dalla canzone che Bob Dylan scrisse nel 1973 per il film di Sam Peckinpah Pat Garret e Billy Kid, che significa bussando alla porta del cielo.
Knocking on heaven’s door ci riporta indietro nel tempo, agli anni ’70 quando la musica di Dylan esaltava gli animi dei ragazzi cantando la voglia di cambiamento di una generazione ma anche pace e amore. La canzone
contiene nel ritornello le parole di un salmo e prepara l’atmosfera intima e complessa dell’installazione.
sua opera proprio knocking on heaven’s door per lanciare un’esortazione alla conoscenza fra popoli, esaltando il valore dell’arte e della cultura in una nuova progettualità di comprensione e di pace. Il progetto dell’artista nasce da lontano, da un lento e inesorabile
abbattimento della resistenza a credere nel Sacro, ad accettarsi una spiritualità per lungo tempo negata. E’ un progetto di ampio respiro di cui questa mostra rappresenta solo il primo passo. Passo che l’artista ha compiuto riappropriandosi del look della scienza e coniugandolo con l’arte. Da questo connubio e dall’utopia di dare un ordine al caos si è avvicinata all’idea del Sacro. Le forme geometriche del quadrato e del cerchio, usate come elementi architettonici e decorativi nei luoghi di culto
del Cristianesimo, del Giudaismo e dell’Islam sono simboli identici per comunicare con la Divinità. Divengono soggetto per l’installazione che è tutta giocata sul modulo sacro della quadratura del cerchio.
L’ambiente espositivo si trasforma in uno spazio quadrato all’interno della galleria, e quadrati sono i quadri appesi alle pareti. Essi raffigurano, con calde tonalità particolari intrecci delle forme geometriche. I motivi
dipinti ricordano pavimenti di antichi edifici sacri ma, ci fa osservare l’artista, non dobbiamo vederli come statici, essi hanno in sé dinamismo, creano un vortice che può portarci lontano. L’ambiente è particolarmente
carico di spiritualità per la contemporanea presenza di tappeti che attutiscono il rumore e di un loop sonoro che diffonde il richiamo alla preghiera tipico delle tre Religioni: un prete salmodia accompagnato dal suono di campane, un rabbino intona il testo sacro della S’hma, un muezin ripete le sure. Stesso modulo per l’illuminazione: il sistema di luci è organizzato a formare un lampadario di forma circolare. Si crea così un luogo di meditazione, di energia e spiritualità, un luogo dove cominciare a
pensare che cultura e arte siano il tramite imprescindibile per una futura comprensione e rispetto fra popoli.
Daniela Cresti
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