Si è inaugurata la prima tappa del viaggio nell’arte
Alberto Boatto, curatore della rassegna di Palazzo Strozzi, rivendica, come da suo assoluto diritto, il valore delle drastiche scelte operate nell’ambito di una personale impostazione critica. A questo punto emerge però il senso ambiguo di un’operazione che, almeno negli intenti iniziali, veniva prospettata come quella che avrebbe fatto il punto definitivo sullo stato dell’arte contemporanea del dopoguerra in Toscana. Va comunque lodata la chiarezza di Boatto nel denunciare la dittatura culturale operata da certa intellighenzia, soprattutto fra i letterati, i cui asfittici effetti, purtroppo, si riverberano ancora. E proprio in conseguenza di tale bloccata situazione, che ha costretto tanti all’espatrio, non riusciamo
Il periodo preso in esame è delimitato storicamente da due avvenimenti della realtà fiorentina, la liberazione della città nel 1945 e la tragedia dell’alluvione del 1966 (in realtà il termine ante quem è il 1968). Anche l’allestimento privilegia il concetto di continuità, in quanto le varie sezioni si susseguono l’un l’altra senza stacco reale e spesso compenetrandosi. Trentadue gli artisti esposti, dalla tarda produzione di Soffici, Conti, Rosai, via via attraverso esperienze astratte, informali, suggestioni pop, per arrivare ai fondatori della poesia visiva e alle esperienze di musica “allargata” di Bussotti e Chiari.
La guida all’esposizione
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Valeria Ronzani
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Palazzo Strozzi propone un interessante viaggio nell'arte contemporanea toscana.
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