Grandi disegni su carta bianca si alternano a pitture su legno di più piccole dimensioni, contro le pareti della Galleria Isabella Brancolini a Firenze. Sono le opere di Lucy Skaer e Hanneline Visnes, accomunate dalle radici scozzesi e dall’interesse per la funzione sociale dell’arte. Espongono insieme per la prima volta in Italia, ma il sodalizio tra le due ha un antecedente illustre: “A hundred flowers, a hundred birds, a hundred children in late spring and eary summer”, mostra inaugurata al CCA (Contemporary Art Centre) di Glasgow nel dicembre 2002.
La luce del lungarno fiorentino si infiltra nelle sale pallide della galleria e ci introduce alle opere. Un primo sguardo lascia affiorare le differenze formali tra Skaer e Visnes. Le ampie superfici bianche della prima, solo in parte riempite dai disegni sottili, contrastano con i profili irregolari e densi di colore delle tavole della seconda. Una lettura più approfondita svela le assonanze contenutistiche tra le artiste. Entrambe convinte del ruolo sociale dell’arte, esprimono questo ideale seguendo strade indipendenti.
Skaer riprende foto da report giornalistico e le trasforma seguendo tecniche scientifiche di rappresentazione, come il Rorsarch Blot, usato negli studi psicologici, e il Venn Diagram, adoperato nell’ analisi matematica. Le immagini simbolo si disgregano e diventano difficilmente identificabili, se i tempi di lettura sono brevi. La lenta ricostruzione consente pause di riflessione, in cui lo spettatore può uscire dal contesto e inventare una storia per i personaggi violentemente ritratti.
Visnes, invece, attinge dall’immaginario folk, per reinterpretare i canoni estetici dell’artigianato in quadri dai colori schietti e dalle forme magmatiche. Su sfondi tinta
Le due artiste hanno condiviso a lungo lo studio, nel doppio senso di spazio fisico e di esperienza formativa alla Glasgow School of Art. Ma a dare il la al loro progetto comune è stato un evento esterno. La visita al Palazzo di Pace nel Hague di Amsterdam, costruito e allestito alle porte della Prima Guerra Mondiale, con il contributo di Stati che dirottavano le spese di armamento su questo edificio. Un esempio di come l’arte possa almeno tentare di scendere dall’Olimpo per frenare le distruzioni umane. Almeno tentare.
silvia bottinelli
mostra visitata il 7 marzo 2003
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