Categorie: toscana

fino al 7.I.2008 | Nessuna paura | Prato, Museo Pecci

di - 28 Novembre 2007
Niente ammucchiate sulla base di presunti accostamenti generazionali o formali. Al Pecci è in gioco un discorso diverso: si punta su un’attenzione ad personam, sul chieder la parola agli artisti, assegnando una stanza a testa. La paura, intesa come pretesto per segnalare la singolarità delle esperienze davanti al buio della contemporaneità, da superare criticamente.
Per Rossella Biscotti, in Il sole splende a Kiev, lavoro sulla tragedia di Chernobyl, l’operazione sulla memoria di un film censurato affonda nel buio del copri-obiettivo: solo la voce degli intervistati e qualche frammento recuperato possono faticosamente raccontarci gli avvenimenti. Ma appare qualche macchia bianca nelle diapositive tratte dalla pellicola: le radiazioni emergono come una traccia indelebile della storia. Alice Cattaneo, muovendosi fra video e scultura, intesse un’autobiografia ironica, fra satira ed elegia. Un’estetica della fragilità e dell’armonia con la realtà, accarezzata dall’artista con la coscienza dell’effimero e senza invadenza.
Il grado zero della pittura è al centro della ricerca di Emanuele Becheri, che abolisce ogni referenza dai suoi supporti, lasciando semplicemente che alcune chiocciole traccino le loro scie. Se l’autore diventa effettivamente un passivo macchinista in “posizione voyeuristica”, è il lento trascorrere del tempo a depositarsi nell’opera. L’oggetto simbolico prediletto da Paolo Piscitelli è l’ortica, carica dell’ostinazione alla crescita nei luoghi angusti. Una resistenza che si esercita sommessamente di fronte all’onnipresente smania di distruzione degli uomini: il ritmo ossessivo delle voci americane di One year’s seed, seven years weed (2007), nonostante tratti di ortiche, rimanda a qualsiasi linguaggio di guerra o di terrore.

Una raggelante atmosfera di silenzio regna nei disegni di Andrea Mastrovito: i fogli di carta sono popolati da presenze fumettistiche e vuoti misteriosi, furtivamente attraversati da apparizioni immaginarie. Una rappresentazione che non si risolve in se stessa, ma elude e spaventa.
Spicca indubbiamente il lavoro del giovanissimo fotografo Domingo Milella. I luoghi (Città del Messico, Bari, la Sicilia) ci vengono restituiti con il distacco del sociologo, l’occhio del viaggiatore e l’evidenza del degrado, immersi in una luce sfumata e bruciante. Nelle periferie del mondo, nell’urbanizzazione contro natura, oltre all’occhio che non riesce a comprendere il tutto, c’è il respiro lento e faticoso della storia, il resoconto del lavoro sparso e affannoso dell’umanità. A metà tra cinema e video, i Masbedo rappresentano l’allucinazione della paura, tra flash di personaggi condannati a dimenarsi nel buio e nell’acqua e frastuoni di luci e allarmi, in cui la potenza emotiva delle immagini s’inscrive all’interno di una ricerca formale di pura bellezza.

Nel ciclo di opere in mostra, Luca Bertolo propone una pittura del sogno, radicata in una soffice grammatica a macchie colorate, dove il farsi dell’opera si distende in un orizzonte di indeterminatezza. Spunta a volte un angolo di tavolo o un colore più puro e brillante dietro la trama dei cromatismi armonizzati, segni di un registro suscettibile di variazioni e imprevisti.

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Paolo Piscitelli da Tucci Russo
Milella da BrancoliniGrimaldi a Roma
Masbedo a Buttrio
Luca Bertolo a Pistoia

claudio gulli
mostra visitata il 2 novembre 2007


dal 27 ottobre 2007 al 7 gennaio 2008
Nessuna Paura. Arte dall’Italia dopo il Duemila
a cura di Marco Bazzini
C.Arte Prato – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Via della Repubblica, 277 – 50047 Prato
Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-19
Ingresso: intero € 5; ridotto € 4
Catalogo in mostra
Info: tel. +39 05745317; fax +39 0574531901; info@centroartepecci.prato.it; www.centroartepecci.prato.it

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  • Una mostra bellissima. Il lavoro dei Masbedo è travolgente per emozioni e stupefacente l'esecuzione.Finalmente una collettiva che non è un pasticcio!!

  • Una mostra che ricalca il tam tam monotono, che espone un trend di ovvietà: linguaggi e codici ripetitivi visti e rivisti. Senza avere il coraggio di andare oltre.

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