Dall’esangue San Sebastiano di Guido Reni alla fotografia di Robert Mappelthorpe, passando, ça va sans dire, per i simbolismi preraffaelliti e precorrendo Bidgood e Pierre e Gilles, Piero Nincheri trae le suggestioni che lo conducono a sintetizzare l’oggetto del desiderio, idealizzato, eternamente adolescente e afflitto da angoscia diuturna.
L’artista ha rifiutato in modo deciso e inappellabile i traguardi dell’arte contemporanea e ha coltivato la propria passione per la pittura figurativa senza
Viene da chiedersi come un artista, che viveva nella pur torpida Firenze, del secondo Novecento sia rimasto così rigorosamente impermeabile alle istanze dell’arte contemporanea. A prima vista la pittura di Nincheri appare, oltre che antimoderna, antistorica; la stessa sensibilità erotica sembra avvolta nei veli di una pruderie decisamente pre-Stonewall. La risposta va rintracciata nella delicatissima percettività dell’artista ossessionato da un senso di perdita che lo spinge a raccogliere i frammenti del proprio mondo intellettuale. In questo senso gli angeli caduti di Nincheri sono l’espediente per una nostalgica recherche, del tempo perduto, il proprio, ma anche di un’innocenza formale definitivamente tramontata con le esperienze storiche e artistiche del secolo scorso. I testi di Gianni
L’esposizione si articola in tre sedi che ospitano la pittura su tela (Museo Marino Marini), la grafica (Galleria La Soffitta di Sesto Fiorentino) e i cartoni preparatori per le vetrate (Pieve di San Martino, Sesto).
Pietro Gaglianò
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