Gli anni Ottanta hanno rappresentato un periodo complesso, una fase di totali trasformazioni che hanno coinvolto la politica e l’economia, come l’arte e la moda. Con un obiettivo comune: la tensione verso il nuovo.
La moda specchio della società: non solo un insieme di vestiti, ma culto della contestazione. È di nuovo la Stazione Leopolda a fungere da grande contenitore ed accogliere l’allestimento.
L’ambientazione ricorda una città alla Blade Runner: lo spazio è oscuro, spezzato da punti luci che per il visitatore hanno funzione di guida tra la distesa dei numerosi container. Superbody, Transbody e Postbody sono le tre sezioni che scandiscono il percorso.
Nella prima parte le fotografie, i video, le installazioni, i manichini espongono abiti che costruiscono e scolpiscono il corpo come se fosse una scultura. La silhoutte femminile ha l’aspetto della donna in carriera (munita di colossali spalline), mentre l’uomo preferisce una tenuta più confortevole e dalle linee morbide: il colore, acceso e spregiudicato, appartiene comunque ad entrambi gli stili, come d’altronde la sobria eleganza minimal del fenome Armani che in questi anni deflagra clamorosamente in tutto il pianeta.
In Transbody l’attenzione si concentra sul mondo dei nightclubs e delle discoteche: l’eccesso diventa il modo migliore per comunicare e la creatività è all’ordine del giorno. Leigh Bowery si identifica come un punto di riferimento per gli artisti che scelgono il corpo come strumento di sperimentazione. Gli abiti ricordano La febbre del sabato sera, gli ambienti sono abbaglianti ed esageratamente eccentrici. Un dovuto omaggio è reso a Madonna, elevata ad icona di individualismo nella cultura del narcisismo. Man mano che il percorso si snoda è facile capire il ruolo affidato alla musica: sonorità inconfondibili, che hanno segnato questi anni, sono la colonna sonora dei container espositivi. All’interno le scene del glamour più fastoso: i modelli creati dagli stilisti per le serate di gala esclusive sono ricoperti da pailettes, lustrini e bottoni. Tutto rigorosamente dorato. A esempio per tutti gli accessori del made in Italy le stravaganti -e ormai storiche- creazioni di Moschino.
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marta casati
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