A distanza di venti anni esatti Fathi Hassan torna a Siena con una personale alla Galleria Biale Cerruti, ultima tappa dopo Fano e Genova dell’itinerante Creature di sabbia. Se nel 1985, sotto la direzione di Enrico Crispolti, Hassan si presentava come una delle promesse della nuova generazione di artisti italiani (vedi la mostra A New Generation in Italian Art, Fortezza Medicea), oggi si pone come figura inserita nel panorama artistico internazionale, riconoscibilissimo sia per il suo stile che per i soggetti rappresentati, ma capace tuttavia di sorprendere con ardite sperimentazioni. Ricerche che rivelano contaminazioni con il teatro e la letteratura e che spesso colpiscono per la loro capacità di precorrere i tempi.
Il fatto di avere reso l’Italia la sua seconda patria dal 1979 (è nato a Il Cairo nel 1957) non ha allontanato la sua arte da una matrice arabo–africana. Hassan mantiene sempre un contatto con la sua terra d’origine cercando di creare un legame tra Oriente e Occidente; allo stesso modo tenta di coniugare arte astratta e figurativa, concettuale e rappresentativa. In maniera quasi ossessiva propone ciclicamente un numero limitato di soggetti declinandoli in infinite variazioni, spesso impercettibili.
Nelle opere presentate si alternano alcuni dei motivi più cari all’artista. Gli otri sono dei contenitori sacri, tracciati con un’unica linea, che lasciano trasparire il loro contenuto: segni grafici stilizzati, riconducibili alla grafia araba, che ad un’analisi più attenta spesso prendono le sembianze di una gazzella. Gli animali, così come le figure umane, sono rappresentati su un fondo bianco, una quinta vuota evocativa di un profondo senso di solitudine, quello stesso senso di solitudine che caratterizza il deserto africano, ma spesso anche la vita occidentale. Non esiste vita di relazione, ogni essere, sia umano che animale, in tutta la sua ieraticità, si staglia su un fondale tracciato da linee impercettibili, che spesso si
Presenza importante in galleria è senz’altro Il Futuro dell’uomo, installazione già presentata in altre gallerie oltre che al Museo Nazionale Archeologico di Palestrina, che prevede la collocazione di un otre in terracotta sulla sabbia, contornato da piccole balle di iuta decorate con motivi geometrici e da scarabei in terracotta che sembrano prendere possesso dell’ambiente circostante, alla stregua delle piaghe bibliche.
Si discosta invece dall’ormai consolidato stile di Hassan ISSA S. D. P. L. un polittico composto da sei rielaborazioni fotografiche dell’immagine di Cristo declinate in una scala cromatica dai toni violaceo-ambrati. Sulla superficie, segni grafici di matrice araba e gocce di cristallo simili a lacrime.
sara paradisi
mostra visitata il 19 novembre 2005
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