La Bibbia, secondo la definizione etimologica rigorosa, è il libro, anzi, i libri. La storia della chiesa e quella di tutta la cultura occidentale sono profondamente legate all’evoluzione dei sistemi di produzione e di diffusione del testo sacro. In questa prospettiva assume una particolare rilevanza il fenomeno delle Bibbie atlantiche al quale è dedicata la mostra in corso alla Biblioteca Medicea Laurenziana.
L’avvenimento si colloca nell’ambito di uno studio che ha coinvolto studiosi e specialisti di diverse discipline articolandosi, sotto il profilo espositivo, nella mostra all’Abbazia di Montecassino, l’anno scorso, e nel presente allestimento.
L’origine delle Bibbie atlantiche è strettamente connessa all’avvio della Riforma gregoriana, il cui inizio è riferibile alla metà dell’XI secolo. Tale movimento, che vede tra i promotori l’imperatore Enrico III e, in un secondo tempo papa Gregorio VII, mira a restaurare l’immagine della Chiesa cattolica, che ormai tralignava dai dettami protocristiani, per consolidarne il ruolo e l’autorità.
Al fine di restaurare la spiritualità dei ministri della Chiesa, è necessario un emblema che sia significativo di unità e sacralità. È probabile quindi che sia stata pianificata la produzione di Bibbie che, per la loro comune aderenza ad un modello, rappresentano un necessario richiamo alla legittimità della Chiesa di Roma.
L’uniformità dei prodotti riguarda diversi aspetti, il più appariscente è sicuramente quello delle dimensioni, che è alla radice dell’attributo “atlantico”: le Bibbie più antiche raggiungono il monumentale formato di 60 per 40 centimetri. La scelta di proporzioni così imponenti è dovuta, oltre che al bisogno di racchiudere l’intero testo in un solo volume, alla volontà di imporre, anche sotto il profilo percettivo, la sacralità del libro.
Altre caratteristiche distintive sono costituite dal carattere scelto, la “minuscola carolina”, dall’identità di testo tra le diverse edizioni e, soprattutto, dall’apparato decorativo. Quest’ultimo è il vero e proprio manifesto dell’unità religiosa. Nonostante le variazioni prodotte dall’estro dei diversi “autori”, soprattutto nel periodo di maggiore diffusione, tutto il vocabolario ornamentale è riconducibile a precise tipologie. L’ispirazione predominante è l’iconografia paleocristiana, in linea con il movimento di riforma spirituale che è alla base di tutta la produzione.
Non è il tipo di mostra che attira folle di visitatori, ma, per la perizia scientifica dello studio che la sostiene e l’alta qualità del materiale in esposizione, è certamente pensata per il piacere degli studiosi o anche dei semplici appassionati. Rappresenta in ogni modo un’ottima occasione anche per i “profani” di avvicinarsi al mondo medioevale e -perché no?- di rivalutare il valore del libro…
Articoli correlati:
Codice B, i Vangeli dei Popoli
Arabic Homilies of the Nativitis
Codex. Mille anni di codici manoscritti
Pietro Gaglianò
Mostra visitata il 1-III-2001
Dalla scultura novecentesca alle pratiche concettuali e performative, la riapertura del Palazzo segna una nuova stagione di confronto tra memoria…
Dopo il restauro, torna visitabile alla Banqueting House di Londra il soffitto monumentale di Rubens, uno dei cicli pittorici più…
Il pittore surrealista la realizzò nel 1939, come allestimento scenico per un balletto. A fine mese sfiderà il mercato con…
Il Teatro delle Briciole di Solares Fondazione delle Arti, a Parma, ospita la Trilogia dei poveri cristi, progetto di Ascanio…
Il padiglione che vede al centro il lavoro dell'artista Chiara Camoni sarà uno spazio collettivo, dedicato a coralità, meraviglia e…
Il Ministero della Cultura acquisisce per 30 milioni il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini attribuito da Roberto Longhi a Caravaggio:…