Parte da Monsummano Terme, a due passi da Montecatini, il cammino di Networking, rassegna/ricognizione sulla giovane arte toscana che toccherà nei prossimi mesi Prato, Livorno e Siena. Prestigiosa la sede (Villa Renatico, Museo d’Arte Contemporanea della cittadina) e prestigioso il comitato di critici (Bruno Corà, Sergio Risaliti, Pier Luigi Tazzi) che ha individuato i nomi dei dieci artisti in mostra. L’allestimento, curato da Anna Mazzanti, invade le sei stanze del museo con una varietà di linguaggi che va dalla pittura, all’installazione, al video.
Nella prima sala il lavoro della danese (ma fiorentina d’adozione) Rikke Hostrup (Copenhagen, 1974) è una riflessione sullo status di ‘immigrato’ in Italia, l’ambiente ricreato è quello di una tipica camera ammobiliata, con rete, materasso e squallido copripavimento in plastica giallastra, al muro una gigantografia del permesso di soggiorno dell’artista sostituisce un banale quadro kitsch. In questo lavoro sulla memoria Rikke, che qualche mese fa espose a Firenze le pagine di un suo immaginario diario intimo (Welcome in my world), ci comunica che la Toscana può non essere quella meta fantastica che appare nelle cartoline e nelle pubblicità.
Nella stessa stanza il giovanissimo Giovanni Ozzola (1982) propone un trittico di foto dove confonde con toni scuri e fuori fuoco una altrimenti stereotipatissima spiaggia versiliese.
Nel piano superiore due stanze sono dedicate agli artisti senesi i quali, francamente, testimoniano una maturità ed una complessità espressiva evidentemente superiore a tutti gli altri colleghi.
Francesco Carone (1975) presenta un video dove, servendosi di continue sovrapposizioni di fotogrammi trasparenti virati su colori aciduli, riesce a ridurre ad una sequenza di sei minuti tutto il film-cult Moby Dick; fuori dalla stanza due performer distribuiscono pasta d’acciughe e caramelle ‘Fishermann’. L’installazione Sant’Elmo utilizza come supporto la maestosa scalinata principale della villa; l’artista, attraverso numerosissimi frammenti di metro da muratore, procede nel vano tentativo di ‘prendere le misure’ allo spazio espositivo (foto a sinistra). Fabiano Mattiolo (1970) espone un uccellino insolitamente silenzioso e voltato verso la parete, appollaiato su un supporto roccioso con incisa una sagoma antropomorfa che rimanda ai lavori di Carlo Carrà, sull’altra parete un
Concludiamo citando il lavoro dell’albanese Armando Lulja che riflette sull’iconografia che caratterizza la bandiera del suo Paese e che ha movimentato l’inaugurazione con una performance svolta da due infermieri con autoambulanza strombazzante (foto piccola in alto).
Networking non si ferma a Monsummano Terme che, al contrario, è solo la tappa iniziale di un percorso che porterà la mostra a Prato, a Livorno e a Siena.
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