Categorie: toscana

fino all’8.I.2010 | Alessandro Mencarelli | Campi Bisenzio (fi), Patrizia Pepe

di - 16 Dicembre 2009
Il binomio arte/moda è un esempio di complicità
strategica, frutto della vocazione innovativa, della genialità e dell’inventiva
di mecenati e anime creative. Da un lato l’artista, il critico, la galleria,
dall’altro la moda, il prodotto, la comunicazione, inseriti in un proficuo
sistema di relazioni culturali, economiche e sociali, che si snodano fra il
mondo materiale e le poetiche/estetiche dell’universo immateriale.
Un caso esemplare di azienda che ha la stoffa è la casa di moda fiorentina
Patrizia Pepe. Anche quest’anno, grazie all’esemplare progetto ideato
dall’art-director Ronaldo Fiesoli, l’azienda apre i propri spazi per esporre
gli esiti generati dalla contaminazione fra le due espressioni artistiche.
Volto dell’esposizione è Sidi, fotografato da Alessandro
Mencarelli
(Serravalle,
Pistoia, 1956; vive a Pistoia), avvocato penalista oltre che artista. Sidi non
è solo il soggetto fotografato, ma è anche il detenuto accusato ai sensi
dell’articolo 474 del codice penale, che punisce i “prodotti con segni falsi”.
L’esposizione fotografica si presenta come la narrazione
visiva di un incontro ed è preceduta da un lungo tempo speso a far domande,
pensare, capire. È l’esito di un racconto fra un’entità duplice, l’avvocato-fotografo,
e Sidi, detenuto, straniero fuori dell’Africa. Un tema molto attuale, se si
pensa al Ddl “abbrevia processi”, ora all’esame del Senato, per cui l’immigrazione
clandestina è inclusa nella lista dei reati di grave allarme sociale (come
mafia e terrorismo).
Il progetto espositivo si realizza su un equilibrio di
contrapposizioni visive e concettuali. Molteplici sguardi e circostanze di cui
l’immagine è il consuntivo, l’istante immaginario di redenzione; la rilevazione
di un fatto accaduto oltre che rivelazione soggettiva di un sentimento di
umanità e comprensione. L’autenticità appartiene a Sidi, ragazzo senegalese
protagonista delle fotografie, ritratto con vesti africane mentre svolge
onestamente il suo compito: vendere accessori di moda.

Sidi lavora duramente per sopravvivere: dormire, alzarsi,
continuare a vendere. Le griffe che porta con sé appartengono alla sfera
dell’effimero, della proprietà intellettuale, “segni senza sostanza” di cui non capisce appieno il
significato. Parole estranee alla vita che conduce. Concetti distanti come la
parola ‘neve’, che non esiste in Senegal e che Sidi scopre solo in inverno,
quando si trova immerso nel set fotografico circoscritto dalle montagne
pistoiesi. Luoghi lontani per Sidi, che non esita a indossare jeans e sneaker
quando deve dimostrare l’assimilazione al paese ospitante. Se il monaco lo fa
l’abito, allora che abito sia.
Durante l’inaugurazione, le fotografie sono accompagnate
da un nostalgico commento audio, in cui Sidi legge alcune lettere di Arthur
Rimbaud. Il poeta, emigrato in Africa, scrive ai famigliari per lamentarsi
della sua condizione di straniero in un paese inospitale. Non c’è che dire: la
xenofobia non ha una sola casa.

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Mencarelli
a Padova

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mostra visitata il 27 ottobre 2009


dal 27 ottobre 2009 all’otto gennaio 2010
Alessandro
Mencarelli – Sidi
a cura di Pietro Gaglianò
Patrizia Pepe
Via Gobetti, 7/9 (loc. Capalle) – 50013 Campi Bisenzio
(FI)
Orario: da lunedì a venerdì ore 9.30-12.30 e
14.30-18.30 su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 055874441; fax +39
05587444600; info@patriziapepe.it;
www.patriziapepe.com

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