Il perturbante spaesamento che si avverte
nella prima sala conduce alla complessità del segno rappresentato, nel caso di Heike Weber, da una linea sinuosa che si
muove su due grandi fogli di carta. Nei Kilims,
l’artista tedesca esalta le trame delicate del tappeto persiano: un omaggio alla
tradizione ornamentale e decorativa orientale. Nella stessa sala, Andreas Marti propone Left over, wall-drawing in cui il segno sembra
scomporsi e distruggersi in piccoli frammenti, confondendo e distraendo lo spettatore.
Di fronte, Changed conditions, la
fotografia in negativo di una nuvola che trasforma il suo aspetto per tramutare
la sua natura. Accanto, Kleine
Vergrösserung, composta da una
serie di cinque graffiti su carta che si alternano fra strutture aperte, analogie
e simmetrie. Al centro, a
terra, Fireplace dei gemelli Markus e Reto Huber, idoli africani
carbonizzati, ammucchiati e circondati da pietre, come tracce di un falò tribale.
Nell’altra stanza, la multidimensionalità
di Wurzeln Statuen Pflanze, una natura morta scomposta in un
collage, le cui componenti si sovrappongono su vari livelli, comunica una
inaspettata tendenza manieristica. Nello stesso ambiente, Jorg Nittenwilm esalta il suo segno in un vorticoso wall-drawing. Vortex trasporta con sé l’entropia del
vortice smithsoniano, scaricandola sulla totalità della parete. In alto, la
traccia dell’artista viene trasposta e compattata in Palla, una sfera in
vetroresina e smalto avvitata al muro. Il segno talvolta può tendere
all’effimero, come nel caso di Brève
braise, dove Manon Bellet fissa
al muro pezzi di carta di seta bruciata, frammenti di una profonda emozione
che, col tempo, va inevitabilmente a esaurirsi e a depositarsi al suolo;
inoltre, nel dittico Still light,
l’artista delinea il suo passaggio bruciando il centro di alcune delicatissime carte
giapponesi.
In mostra anche due video: il primo è di Martin Skauen, Kukanka, rappresenta un percorso visivo tra luci e ombre nel quale
il segno dell’artista è costantemente in primo piano. Il secondo, di Christian Niccoli e intitolato Der Weg zur Freiheit, è una riflessione sulla visione del
concetto di libertà nella società occidentale. Una nuvola di nebbia viene
intrappolata in una struttura fredda e geometrica composta da prismi
quadrangolari che si lasciano attraversare lentamente. Una serie di restrizioni
e compartimenti ingabbiano, rallentano e dividono una leggera entità che
procede faticosamente. Accanto sono esposti Untitled#10-25
e Untitled#10-42, due piccoli disegni eseguiti con la penna che, attraverso la loro
infantilità, rimandano al concetto generale di autonomia e indipendenza
personale.
valentina
bartarelli
mostra visitata l’8 gennaio 2011
dall’otto gennaio all’otto aprile 2011
Traceable
a
cura di Fabio Migliorati
Galleria
Zak
Via
San Martino, 25/27 – 53100 Siena
Orario:
tutti i giorni ore 11-14 e 15-20
Ingresso
libero
Info:
tel. +39 05771656902; fax +39 3469437211; infogalleriazak@gmail.com; www.galleriazak.com
[exibart]
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