Cinque Comuni, compresi tra l’Arno a sud-est di Firenze e la valle dell’Ema, promuovono le risorse storiche e paesaggistiche di un territorio dove si mantiene immutato il secolare equilibrio tra intervento umano e ambiente naturale.
L’iniziativa, nata nel 1996, si fonda su un’analisi capillare volta a indagare gli aspetti storici, antropologici e ambientali del bacino territoriale in questione. La dottoressa Giuseppina Carla Romby, responsabile scientifica del progetto, ha coordinato le attività di ricerca effettuate nei diversi ambiti disciplinari pervenendo a individuare quelle caratteristiche di identità che discendono da un comune passato storico. I risultati di questi studi sono confluiti nei due volumi, già editi da Edifir, che, pur mantenendo il rigore della pubblicazione scientifica, si propongono come agile guida per la scoperta e la fruizione consapevole del territorio.
L’area interessata dal progetto è ricca di manufatti e interventi sull’ambiente che si trovano idealmente connessi dall’antica viabilità fiorentina-aretina. Attorno a questa rete, nel corso dei secoli, sono sorte tutte le emergenze necessariamente collegate allo sviluppo del sistema viario: le strutture dell’ospitalità (ricoveri e ospedali); gli edifici del lavoro, tra questi, in particolare, i mulini e le attività connesse segnano potentemente il paesaggio; le case signorili, le grandi ville… Il tutto si colloca all’interno di una incomparabile cornice naturale, tra le più belle e incontaminate della campagna toscana.
Si tratta, in definitiva di un grande museo all’aperto, un open museum che trova la sua coesione nella scelta di itinerari consapevoli dove pievi romaniche, castelli e insediamenti agricoli sono altrettanti capitoli del racconto di un’unica, antichissima storia.
I cinque Comuni coinvolti (Bagno a Ripoli, Figline, Greve, Incisa e Rignano), in sinergia con la Regione Toscana, la Provincia e l’APT, propongono tre itinerari di un giorno, da compiersi tra maggio e giugno, quale modello di percorso turistico e culturale tra le Cinque Verdi Terre.
Pietro Gaglianò
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