Chi non è stato alla quarta edizione di Arte all’Arte del ’99, può vedere La sedia davanti alla porta -opera presentata allora da Joseph Kosuth– di nuovo a San Gimignano, scelta in questa nona edizione come opera permanente e riallestita presso la piazzetta del Bagolaro.
In Arte contemporanea e architettura nello spazio pubblico, la conferenza che ha preceduto l’inaugurazione, Kosuth ha introdotto il suo ultimo lavoro con una serie di diapositive che hanno mostrato il suo percorso fino ad oggi, allo scopo di svelare l’intima coerenza di tutta la sua ricerca.
Incipit doveroso, le Investigations degli anni Sessanta, frutto delle prime domande che si pone riguardo all’arte, e che caratterizzeranno, da lì in poi, la dimensione concettuale del lavoro. In questo periodo l’interrogarsi su cosa sia l’arte, di come si produca il significato, come venga recepito, chi lo crei, sono quesiti che per Kosuth sono già arte, che implicano un’analisi del sistema più grande della cultura, dei media, e del linguaggio.
One and Three Chair è un simbolo di questa ricerca, in cui analizza i legami tra l’oggetto, il significato e il messaggio. Un’altra Investigation di questo periodo è sulla pubblicità, il medium di massa tramite cui si veicolano più tipi di messaggi. Un esempio, è quello in cui affiancava alle gigantografie stradali del Big Mac un pannello delle stesse dimensioni con la spiegazione ed il significato.
Negli anni Settanta gli vengono commissionate opere pubbliche in vari paesi europei ed è in questa occasione che inizia ad utilizzare degli estratti letterari, realizzati inizialmente con scritte al neon o incisi nella pietra, come nel Reichstag di Berlino. Lo scopo del testo “scritto” è quello di descrivere il luogo pubblico dove sarà installato.
Anche per l’opera pubblica pensata per San Gimignano, l’artista ha utilizzato la procedura messa in atto per le prime commissioni: si tratta in effetti di una striscia di pietra serena lunga 35 metri con incisa una citazione da Immagini di città di Walter Benjamin: “Là dove si può stare in piedi, ci si può anche sedere.” leggiamo “Non soltanto i bambini, ma anche le donne hanno il loro posto sulla soglia di casa, a stretto contatto con la terra, le sue tradizioni e forse le sue divinità. La sedia davanti alla porta è già segno di innovazione cittadina. Dell’inaudita facoltà di star seduti al caffè, poi, si avvalgono unicamente gli uomini”.
Per le opere pubbliche, Kosuth sottolinea l’importanza del contesto sociale e culturale in cui dovranno essere collocate. Se poste nello spazio di una piazza dovranno essere accessibili ad un pubblico non specializzato, in modo da arricchire culturalmente tutti: “fornire un livello di significato attendibile” dice “senza compromettere la propria problematica d’artista”. Per questo motivo ha scelto una frase semplice e che rappresenta il posto. Immediato è –infatti- il riferimento alle donne che sono solite star sedute davanti alla soglia di casa, un’usanza antica, che si perpetua fino ad oggi. Così in quest’opera si concentrano molti temi la sua ricerca, dall’analisi del messaggio al significato da trasmettere, alla centralità del contesto culturale indagato nelle Investigations. E per chi volesse poi visionare tutti i progetti per opere pubbliche mai realizzate, è stata allestita una mostra presso la Galleria Civica, L’immacolata concezione.
veronica caciolli
mostra e workshop del 17 settembre 2004
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