L’azione del camminare è la caratteristica di Richard Long. Camminate che spesso durano diversi giorni e lo spingono verso parti remote della terra, di solito luoghi inesplorati e privi di presenze umane. Lo sguardo dell’artista si perde nel paesaggio, lo attraversa camminandoci dentro, lo possiede e nello sperimentare questo percorso, non si accontenta di agire in maniera contemplativa come avveniva in epoca romantica, ma preferisce porre una sua azione che avviene direttamente nel paesaggio. Questo intervento si caratterizza come interruzione della continuità ambientale.
Il paesaggio diventa qualcosa di assoluto, non uno sfondo o una cornice. E, l’intervento lasciato nello spazio della natura dall’artista diventa una sorta di macrocosmo. Rappresenta una indagine tra lo spazio fisico morfologico e la definizione del luogo mentale della natura. Del resto la natura è l’elemento che possiede in sé le speranze e le angosce del tempo.
Richard Long traccia linee raccogliendo luoghi dove il mondo naturale si incontra con lo spazio urbano moderno e imprimendo segni sul paesaggio che, per quanto effimeri, lasciano spazio alla visibilità dell’azione.
Camminare è esplorare le relazioni tra tempo, distanza, geografia, misure. Il suo modo di comporre per immagini la forma poetica della realtà dell’arte avviene attraverso le mappe, le fotografie, i testi.
Il paesaggio, inteso come coinvolgimento dell’esperienza fisica umana e della struttura formale del territorio, viene dapprima attraversato, poi abitato e quasi sottomesso, e, infine “osservato” offrendo all’uomo la possibilità di riacquisire il perduto spirito della contemplazione che attraverso cerchi di pietre e muri di fango rivive nello spazio protetto del museo.
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