Aldo Mondino è artista affermato e la sua storia si intreccia indissolubilmente alle vicende dell’arte italiana degli ultimi quarant’anni: nato a Torino nel 1938, studia a Parigi le tecniche del mosaico con Heyter, Severini e Licata e impara la pittura da autodidatta, frequentando Tancredi e Matta. Espone per la prima volta nel 1960; del ‘62 è l’opera esposta dal titolo “Tavola anatomica” dove la riflessione di carattere scientifico sugli antichi testi di anatomia si evolve in una direzione del tutto surrealista. La riflessione surrealista ha sempre attratto molto l’artista ma il riferimento risulta particolarmente spiccata nelle opere di questo decennio. Il rientro in Italia è segnato dal suo coinvolgimento nello sperimentalismo concettuale pur rimanendo sempre evidente la forte vocazione iconica. In questo periodo l’artista si convince della necessità di far interagire il pubblico con le opere d’arte e in questo senso appare significativa “Il pittore” del ‘63: serie di quadretti infantili ognuno dei quali corredato di una scatola di pastelli affinché il visitatore sia indotto a completare l’opera. Nel corso degli anni ’70 Mondino torna a Parigi e si interessa al citazionismo e rimedita le avanguardie storiche del ‘900; Eiffel è significativo per il rimando alla corrente cubista.
Sempre più forte si fa, nel corso degli anni, la componente ironica e ludica nell’opera dell’artista; in opere come “Lampadari bic”, lampadari costruiti con le famose penne biro, o “Scultura un corno” (anni ’80), oggetto di gesso ricoperto da uno strato di cioccolato, tale caratteristica è quanto mai evidente. L’utilizzo di materiali inconsueti o commestibili non è una rarità nelle opere di Mondino, la sua arte acquista così nuove caratteristiche sensoriali. Odori, profumi, suggestioni palatali divertono e coinvolgono lo spettatore in una sorta di viaggio tra i sensi nel quale si sente completamente coinvolto. La complessa personalità che ha ideato queste opere, attenta al trattamento ludico dell’arte non poteva sottrarsi al fascino dei giochi di parole e delle assonanze linguistiche. In mostra è presente, nel cortiletto adiacente le sale del museo, la bella “Dino-Jarre”, una specie di gigantesco scheletro di dinosauro creato con le giare. Gli anni ’80 e ‘90 sono caratterizzati dal fascino per i viaggi e le scoperte di paesi e culture non occidentali e in particolar modo orientali. “Iznik” è una serie di piatti in ceramica che sembra riassumere il continuo peregrinare alla ricerca di tecniche, figure e colori dell’Est, mentre “Tappeti stesi” (1992) sono dipinti su eraclite che imitano i colori e i moduli geometrici dei bazar orientali.
La caratteristica più eclatante di Mondino sembra essere quella di un artista sempre in cammino, alla ricerca di nuove tecniche e nuove forme di espressione, senza tuttavia rinnegare mai i suoi precedenti traguardi. Così tecniche nuove sono contaminate da vecchie passioni. In “Mecca-Mocca”, dell’’88, un tappeto orientale effimero, costruito di chicchi di caffè, unisce alla passione per il viaggio il vecchio amore per i materiali commestibili e odorosi. In “La mamma di Boccioni” appaiono il citazionismo, nella scultura bronzea tipica delle avanguardie, l’ironia e il gioco di parole, nella sostituzione dei seni della figura femminile con due bocce da bowling. Affascinante anche la recentissima “India 2000”, enorme tavola appesa riempita di cioccolatini finti a creare figure di stampo orientale; geniale è vedere come i colori squillanti delle carte argentate siano perfettamente idonei a suscitare nello spettatore l’idea dell’India e delle sue opere d’arte.
In mostra anche una riproposizione in bronzo dell’opera del 1968 dal titolo “Gravere”, che all’epoca vedeva sulla rastrelliera disporsi in perfetto ordine file di aringhe maleodoranti.
L’esposizione trentina prosegue anche per le vie della città dove sono collocate opere che non mancano di divertire ed incuriosire anche i passanti occasionali.
Alfredo Sigolo
Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…
Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…
Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…
In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…