“Ho scelto di vivere in Italia, da vent’anni ormai. Si dice che il 60-70% del patrimonio artistico mondiale sia qui, c’è un fermento, uno stimolo di particolare intensità. Ho vissuto pure a Parigi, ma ho infine deciso di scegliere l’Italia. Risiedo sul Lago di Como, dalla finestra del mio studio, proprio di fronte, ho una montagna imponente con una parete vertiginosa. Dei free-climbers a volte la scalano e a me sembra una scultura perfetta. A quella perfezione anelo giungere.” Nato a Montevideo nel 1954, Pablo Atchugarry ha incontrato la scultura nel ’77 a Parigi, il suo più recente riconoscimento è la partecipazione alla Biennale di Venezia di quest’anno.
Tre sono i tipi di marmo che utilizza, il più prezioso è quello di Carrara, i cui cristalli sono tanto densi, tanto finemente intessuti da permettere la lavorazione più minuziosa e precisa, il levigare al punto minimale. Disegna direttamente sul marmo perché dice di aver capito “l’impossibilità di trasportare uno studio bidimensionale nel tridimensionale”, attuando così una visceralità classica e mistica, fatta di sudore e realizzata con i calli alle mani. Gli strumenti che usa per plasmare la materia sono lo scalpello e il martello, con i quali genera il tocco sapiente che stacca l’obsoleto.
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