La mostra dedicata a Ernesto Michahelles, in arte Thayaht (1893-1959), è un raro e riuscito connubio museologico tra esposizione e ricerca. Tutt’altro che un evento “chiavi in mano”, insomma, sudato una decina d’anni e sbocciato ora in un’interessante mostra di oltre 200 opere nonché in una corposa pubblicazione inerente l’archivio dell’artista. Quest’ultimo, in parte acquisito dal museo nel 1996 assieme ad un nucleo di opere e recentemente arricchito da una nuova acquisizione di documenti, è stato dunque il vero input della mostra, che ambisce alla riscoperta critica dell’artista, eclettico nel passare dalla pittura alla scultura, dalle arti decorative alla moda, passando perfino per improbabili ricette culinarie. Mescolando tre arance, una mela, zucchero e una spruzzata di limone –scrive nel 1933 sulla rivista Futurismo– si otterrà un miscuglio il cui sapore “è molto simile a quello dell’ananasso; provare per credere”.
La mostra ben evidenzia tutta questa varietà applicativa, ripercorrendo l’attività dell’artista fin dagli esordi negli anni Diec
E, a proposito di arti applicate, il percorso presenta numerosi oggetti disegnati da Thayaht, che fu del resto presente ad alcune edizioni della Biennale di Monza. Tra i tanti, segnaliamo i disegni déco per potiche, la svariata oggettistica, nonché la curiosa mobilia, su cui spicca un inusitato Tavolo per sedute spiritiche. Meno convincente la produzione pittorica, che tratta soggetti per lo più naturalistici, talvolta avvolti da istanze esoteriche. Pagina finale di questa
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