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Fino al 13.II.2016 | Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise | ar/ge kunst Galerie Museum, Bolzano

di - 15 Febbraio 2016
Rompete con la dualità. Spaccate la più decisa forma di equilibrio e fatevene una ragione.
Vedere Olivia Plender (1977) nella sua prima personale in Italia da ar/ge kunst a Bolzano fa un certo effetto. Proprio in questo periodo dove si tenta di mettere in ordine e catalogare qualsiasi cosa -provando peraltro a ricostruire goffamente una qualche stabilità- ecco spuntare una mostra che dibatte su tutto.
Il punto di partenza ha le sembianze di un classico processo che va avanti per classificazioni, ma svolta poi nella direzione opposta. Nelle opere si vede prima la storia, un classico nel lavoro della Plender, poi le ripartizioni, l’archivio. Ma dopo ancora, ed è qui che la mostra diventa interessante, l’artista britannica fa in modo che tutto questo discorso sul bilanciamento venga scombinato. Olivia Plender usufruisce pacificamente del formulario adoperato nell’archiviazione; un linguaggio fatto di gesti ordinati, materiali efficaci, insegne nitide e tratteggi studiati. Allestisce i lavori con estrema accuratezza e li sottopone allo sguardo attento di un pubblico che ben presto sarà dirottato altrove. Dopo qualche occhiata ci si accorge che la proporzione visiva delle opere è messa sottosopra da semplici esclamazioni che abbattono i riquadri. L’occhio, preso ad occuparsi di forme precise e rassicuranti, verrà bellamente turbato dalla voce, disturbato nel sottofondo da atti di protesta.

Eccolo qua, il manifesto. Ecco come interrompere una visione rinchiusa nella sua regolare direttiva. Il messaggio si dirama nei toni; lasciamo stare la dualità!
Ogni voce in mostra, verbale o scritta che sia, ha l’incarico di disconoscere un ritmo e di dissolverne le inclinazioni.
No sex in nature, Learning to Speak Sense, Fascism and Feminism, Many maids makes much noise: già nello scorgere qualche titolo è più che evidente che temi come l’emancipazione e il riconoscimento dei diritti sono parte integrante di pressoché tutte le opere. Come mood spicca Urania; questo vecchio giornale privo di contenuti editoriali, fonte anonima di messaggi e portatore di frammenti dallo spirito vagabondo ma, soprattutto, insegna di un lavoro di gruppo, stendardo di un gesto condiviso. Rispolverata dalla Plender, Urania, diventa l’icona della collettività, argomento ugualmente caro ad ar/ge kunst che con questa mostra chiude il programma dedicato ai trent’anni della sua attività come Kunstverein (gruppo di lavoro).
Dunque si è capito: lo strumento principale dell’esposizione è la voce che, per mezzo dei suoi toni, si mostra sovversiva all’occhio caparbio della normativa. Essa è l’espediente capace di disinnescare le insinuazioni di autorità e potere.
In effetti, contribuendo all’alimentazione del dualismo visto per categorie, tenderemmo a cadere nella più convenzionale delle deformazioni correndo poi il rischio di stipulare differenziazioni contraffatte. Dovremmo smetterla di guardare per generi e iniziare anche noi ad ascoltare il rumore di queste voci.
Cinzia Pistoia
mostra visitata il 19 gennaio 2016
Dal 5 dicembre 2015 al 13 febbraio 2016
Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise
Bolzano, Ar/Ge Kunst Galerie Museum
Orari: dal Martedì al Venerdì 10-13, 15-19 Sabato 10-13
Info: Tel. 0471 971 601, www.argekunst.it

Attratta dalla cultura visuale a 360 gradi, ha conseguito la laurea in arti visive presso l’Accademia di belle arti di Brera e, dopo, la specializzazione in Visual Cultures e pratiche curatoriali. Ha seguito numerosi progetti nell’ambito di ricerche interculturali e interdisciplinari e si interessa di tutto ciò che è underground. Attualmente collabora come autore per Rai Ladinia e scrive per magazine online e cartacei.

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