Se un filo conduttore va cercato in questa eclettica
pittura di paesaggio, lo si trova nel trattamento stesso delle immagini che,
attraverso un rigido filtro spersonalizzante, tendono ad allinearsi
all’estetica della documentazione fotografica.
In questa commistione di fare pittorico e fotografia
si vede la continuità di Ottersbach con l’arte tedesca del dopoguerra. Anche a
livello visivo tornano alla mente i lavori di catalogazione dei coniugi Becher e del primo Struth, oppure l’opera in bilico tra manualità e
riproduzione tecnica dei photo painting di Richter o delle occupazioni di Kiefer.
Ottersbach si affida a una pittura fatta di stesure
piatte, netti chiaroscuri dove l’assenza di mezzi toni segna profondi confini
tra zone di luce e d’ombra. L’effetto è quello di una pittura distaccata che
punta all’anonimato autoriale, ma che stupisce comunque per la capacità di
mimare manualmente i procedimenti tecnici della stampa. Procedendo in una
registrazione di immagini già esistenti – fotografiche e giornalistiche –
l’operazione di Ottersbach si avvicina di più alla serialità dell’archivio che
all’unicità del singolo dipinto.
In questa pratica si può vedere una riflessione sull’invadenza
delle immagini nei media contemporanei e sulla loro capacità di rappresentare
il mondo in maniera oggettiva. Davanti a questi dipinti fatti di assenze e
sottrazioni, in cui non è possibile decodificare alcun contesto storico o
geografico, si capisce quanta parte abbiano interpretazione e proposta di senso
nella nostra comprensione della realtà. Una comprensione, quindi, talmente
dipendente dal commento della didascalia da non poter ambire a essere libera da
pregiudizi e ideologie.
All’interno di questa impostazione rigorosa, critica e
volutamente anti-espressiva, Ottersbach contamina il discorso con elementi
spuri che rimandano a vecchie concezioni di artista e pratica pittorica. Il
riferimento all’Arcadia, agli idilli e alle pastorali, l’inserimento di cauti
interventi geometrici – armonizzati e quasi nascosti nell’impostazione
figurativa – collega l’impianto fotografico di questi dipinti al mondo
classico, romantico e astrattista.
L’incessante necessità di astrazione e idillio, titolo di un notevole inchiostro su carta,
sottolinea la volontà, anche all’interno di un linguaggio fotografico, di non
perdere il contatto con le esperienze pittoriche precedenti: il tentativo di
riconciliarsi con una tradizione espressiva.
Proprio nel complesso tentativo di muoversi su due
piani, tra analisi critica dei processi di trasmissione storica e volontà di
ricollegarsi con tradizioni pittoriche e fotografiche precedenti, si vede
l’appartenenza di Ottersbach alla tradizione artistica tedesca più recente.
gabriele salvaterra
mostra visitata l’11 settembre 2010
dal 10 settembre al 14
novembre 2010
Heribert Ottersbach – Piazze
a cura di Giovanna Nicoletti
Galleria Civica Giovanni Segantini –
Palazzo Panni
Via Segantini, 9 – 38062 Arco (TN)
Orario: da martedì a domenica ore 10-18
Ingresso libero
Info: tel. +39 0464583653; fax +39 0464583615; galleriacivica@comune.arco.tn.it;
www.galleriacivica-arco.it
[exibart]
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