“Il piede nudo di Ada scivolò e i due fanciulli ansimanti si ingarbugliarono ignominiosamente tra i rami, in una doccia di drupe e di foglie, avvinghiandosi a vicenda, e un attimo dopo, mentre ritrovavano una parvenza di equilibrio, la faccia inespressiva e la testa con i capelli tagliati a spazzola di lui vennero a trovarsi tra le gambe di lei e un ultimo frutto cadde con un tonfo…il puntino caduto di un punto esclamativo capovolto. Ella aveva l’orologio da polso e indossava un vestitino di cotone.”
A quella gioia che proviene dalla lettura di Vladimir Nabokov (e di Proust, il suo vero predecessore), in particolare proprio di Ada o dell’Ardore. A quella si è rifatta
In mostra sono presenti tavole dipinte ad olio dove la ricca densità nell’impasto dei colori ed un attento studio anatomico si rifanno all’amata arte fiamminga, con rimandi sottili e con un certo manierismo di cui mai vorremmo separarci. Pure i titoli che accompagnano le tavole sono affascinanti: come quel della piuma, delle porpore, della voliera.
E quante volte Ada e Van con Mademoiselle Larivière, sempre presente sempre assente, parlano di dizionari, di parole nuove, dell’ansia dell’apprendimento intesa quale scalata a mondi ignoti e pieni di significanti e significati. Pasquali quindi propone in terracotta invetriata, maiolica e seta, alcune manine dal dito medio fasciato a cui è appeso un uccello, nel Dizionario dei diminutivi segreti.
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