Categorie: trento bolzano

fino al 22.VIII.2010 | Sara Landau | Rovereto (tn), Mart

di - 2 Luglio 2010
All’interno del
progetto Young in the Future
, l’artista canadese Sara Landau (Montréal, 1974) si confronta con
uno dei generi tradizionali e più nobili dell’arte: il ritratto. Volti di
modelle ingigantiti su sfondi anonimi, senza alcuna caratterizzazione
ambientale. Solo qua e là l’emergere di alcuni particolari come un cappello,
degli orecchini…

L’obiettivo è afferrare
la differenza al di sotto della ripetizione di un prototipo di bellezza. Ciò
che vien detto è tutto concentrato in quei visi perfetti, eppur diversi. “Qualunque
cosa accada, ciò che realizzo è un fenomeno che si evidenzia sulla superficie
del dipinto
”,
afferma Alex Katz
,
non a caso uno dei pittori considerato con attenzione da Landau. Al di sotto
però di questa uniforme e patinata perfezione si muove qualcosa che si
manifesta in un velo di tristezza, in un’espressione facciale che sembra
sorgere da un’individualità appiattita.

Come le modelle
prese dalle riviste da Wesselmann
, le bocche e gli occhi dalle lunghe ciglia sono messi in
evidenza. Sembrano immagini da copertina, rese non attraverso il collage ma con
la pittura, che agisce come un fotoritocco. Non sono più i mezzi di
comunicazione di massa della Pop Art, ma è l’era digitale a passare sotto la
pittura di Sara Landau.


I riferimenti e i
ricordi sono tanti. Il reticolo tipografico di Roy Lichtenstein
potrebbe essere sostituito dai
pixel dell’immagine digitale, come i riflessi di luce nelle pupille delle
modelle di Landau, che in Summe
r si riducono a quadratini. Ciò che più rimane impresso
nella memoria sono gli occhi, trasparenti, grandi, liquidi e a volte un po’
arrossati, a esprimere un malessere esistenziale. Quanto di più lontano dalle
donne ritratte da Tamara de Lempicka
: donne alla moda, sì, ma emancipate, libere, indipendenti
e trasgressive.

Pur muovendosi nella
scia dell’immediatezza della pittura, qualcosa sfugge: una tristezza che va
spiegata, una rivendicazione di vita al di sotto dell’artificio, la ricerca di
un’autenticità. Florence
reclama la propria individualità coi suoi grandi orecchini, gli occhi
arrossati; Ramona

con uno sguardo che contraddice qualsiasi frivolezza; Love
è il modello più prossimo
all’icona sacra, l’unica rigidamente frontale, simmetrica; Juliet
appare prossima al pianto; Venus, una Venere di Botticelli nera, ostenta uno sguardo
assente. A essere enfatizzati sono emozioni e stati d’animo, senza alcun
attributo che possa indicare lo status sociale, nel solco del ritratto
psicologico.


Resta una domanda,
un dubbio. Sulle tele di Landau scorrono semplicità, banalità, ovvietà rese
incerte da un occhio velato di lacrime, da uno sguardo vuoto, da un viso
pensieroso. Pensieri che impediscono facili riduzioni. Ma come vivono queste
donne chiuse all’interno di un modello di bellezza di plastica? Icone, sì, ma
di cosa?

antonella palladino
mostra visitata l’8 giugno 2010


dal 4 giugno al 22 agosto 2010
Sara Landau – Iper Pop Post
a cura di Walter Guadagnini
MART – Museo di Arte moderna e
contemporanea di Rovereto e Trento

Corso
Bettini, 43 – 38068 Rovereto

Orario:
da martedì a domenica ore 10-18; venerdì ore 10-21

Ingresso:
intero € 10; ridotto € 7

Catalogo
Silvana Editoriale

Info:
tel. 800397760 / +39 0464438887; fax +39 0464430827;
info@mart.trento.it; www.mart.trento.it

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Visualizza commenti

  • Abbiamo tanti pittori italiani che queste cose le hanno già fatte magari anche un pò meglio, esclusi e sbeffeggiati.
    Mai si sarebbero sognati di approdare al Mart.
    E adesso arriva questa...

  • questa è arte? vergognatevi! ma tanto... siamo proprio rovinati... che tristezza. a dodici anni facevo di molto meglio, solo per esercitarmi tecnicamente... svegliatevi!

  • ma chi credete di prendere i giro? ma la smettiamo? lo sapete in che anno siamo?

  • Ma quanti grandi nomi per legittimare una pittura scialba e inutile. Come direbbe mio nonno, sono tutte seghe. Recensione da ridere.

  • mah al di là dello stile, che potrebbe essere frutto di una precisa volontà(quanti artisti hanno sviluppato discorsi basati sulla stilizzazione e sulla semplificazione?), lascia qualche dubbio la scelta di ospitare un'artista con poco curriculum che non si è molto distinta fino adesso. Per lei è come aver vinto alla lotteria immagino, ma perchè proprio lei...

  • Ma il pubblico italiano si merita questa mediocrissima pittura? Maddai...

  • .....noooooo!!!!!Il Botticelli decisamente NO!!....... invece perchè non cominciamo a pensare di opporci anche fisicamente a queste brutture....mi spiego meglio: PRENDERE LE OPERE ESPOSTE E, SENZA ROVINARLE, RIMUOVERLE DAL MUSEO O DALLA GALLERIA CHE LE OSPITANO, IN POCHE PAROLE SISTEMARLE FUORI, IN STRADA, MAGARI GIRATE VERSO IL MURO....PROVIAMO?

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