Categorie: trento bolzano

fino al 22.VIII.2010 | What to do with poetry | Rovereto (tn), Mart

di - 16 Giugno 2010
Cosa
farsene della poesia? Questa la domanda sottesa alla mostra What to do with
poetry
, a cui il
fotomontaggio dallo stesso titolo di Herman Damen
prova a dare alcune prime
risposte. Mescolarla e mangiarla, defecarla, gettarla via, schiacciarla,
bruciarla, seppellirla; come a dire che la poesia può dare ancora tanto per se
stessa e per l’arte figurativa, purché venga purificata da tutte quelle
effusioni sentimentali che nel senso comune la rendono ancora il genere
romantico per eccellenza.

L’apparente
provocatorietà di queste proposizioni nasconde quindi un inaspettato intento
costruttivo, al quale si cerca di dar conto attraverso la presentazione degli
esiti delle ricerche verbo-visuali contenuti nella collezione Gianfranco
Bellora.

Anche
in questo caso (la collezione Fasol sta lì a pochi passi, mentre un nuovo
allestimento della Phillips Collection è stato inaugurato) il Mart di Rovereto
dimostra con i fatti di essere un museo delle collezioni. La sua è una linea
guida non solo culturale ma anche manageriale per poter disporre, grazie a
depositi a lungo termine, di patrimoni importanti, gestibili in maniera più
agile (e meno onerosa) rispetto a equivalenti politiche di acquisizione.

La
collezione Bellora offre quindi l’occasione di gettare uno sguardo su una serie
di ricerche che hanno investito la scena milanese negli anni ’70 e ’80, tutte
incentrate con diversi approcci sull’ibridazione tra linguaggio, segno
calligrafico e segno iconico. Sullo sfondo l’attività di Bellora, gallerista
spesso affiancato dall’amico Emilio Isgrò
.

La
limitata fortuna critica e di mercato di questi linguaggi, assieme a certa
refrattarietà interpretativa di alcune opere in mostra, sono i motivi della
difficoltà con cui a volte ci si trova a fare i conti lungo il percorso. Al di
là dei rapporti, delle definizioni e dei gruppi, quello che si percepisce è un
grande fermento artistico che si muove tra un estremo di artisti figurativi
interessati alle qualità poetiche dell’immagine, fino al polo opposto di coloro
che, viceversa, indagano le possibilità grafiche del significante letterario,
epurato del suo significato.

Ne
emerge una scena caleidoscopica estremamente ramificata. Si va dai lavori
conceptual di Vaccari
e Marcucci, all’impegno politico di Sarenco e Miccini, fino alle interferenze operate dalla grafia
musicale di Ori

e Gelmetti
.
Altre ancora sono immagini che, nella loro potenza comunicativa post-pop (Spadari
e Baratella) o nella solitaria icasticità
messa in scena da Stefanoni
, diventano puro linguaggio.

La
mente trova riposo e lascia campo all’occhio nel momento in cui le lettere
perdono la loro funzione comunicativa per diventare segno grafico, come nelle
composizioni di Wendy Stone
e nei collage di Spatola; fino a concedersi di più alla
pittura nei graffiti di Anna Valla
, nei monocromi di Algardi e nell’illeggibile
pittura-scrittura di Vincenzo
Accame.
Tutto
si conclude nella pittura analitica di Marchegiani
e Cavalieri, oppure nelle raffinate tele
decorative di Ferrari
: la filiazione con la scrittura è ormai lontana e il segno calligrafico
diventa materia di vera e propria pittura.

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Lucia Marcucci a Firenze

gabriele
salvaterra

mostra
visitata il 4 giugno 2010


dal
4 giugno al 22 agosto 2010
L’Angolo
del Collezionista – What to do with Poetry. Opere dalla Collezione Gianfranco
Bellora
a
cura di Giorgio Zanchetti e Daniela Ferrari
MART – Museo di Arte moderna e contemporanea di
Rovereto e Trento

Corso
Bettini, 43 – 38068 Rovereto

Orario:
da martedì a domenica ore 10-18; venerdì ore 10-21

Ingresso:
intero € 10; ridotto € 7

Catalogo
Electa

Info:
tel. 800397760 / +39 0464438887; fax +39 0464430827;
info@mart.trento.it; www.mart.trento.it

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