Un percorso unico quello attraverso le stanze di Castel Mareccio. Maniero nel centro storico di Bolzano attorniato da vigneti, affrescato, restaurato ed ora anche arricchito da un gruppo di opere che hanno fatto la storia dell’arte. Sono i capolavori della collezione Würth, che vanta alcuni tra i nomi maggiori dell’arte novecentesca, dall’Impressionismo e Tardo Impressionismo (Claude Monet, Camille Pissarro e Alfred Sisley, i tedeschi Max Liebermann e Lovis Corinth), fino all’Espressionismo tedesco (Emil Nolde, Ernst Ludwig Kirchner e Max Beckmann), cui si aggiunge il preziosissimo Vampiro (1917) di Edvard Munch.
In mostra per tutta l’estate una cinquantina di opere, esposte a Palazzo dei Normanni a Palermo e presto attese al Mart di Rovereto: in realtà solo una parte ridotta della collezione che conta oltre ottomila quadri.
Visitando la mostra si percepisce immediatamente il desiderio degli impressionisti di cogliere ciò che fugge, con gli effetti purissimi dell’en plein air, o di rappresentare la propria epoca, con le immagini della vita urbana di Parigi, grande capitale dell’arte del tempo. Ecco quindi Claude Monet con la Stazione di Saint-Lazarre del 1877, in cui il fumo del vapore si confonde con le nuvole del cielo e ne determina i colori. E poi Camille Pissarro, caposcuola insieme a Monet, Renoir e Sisley dell’Impressionismo, con il Porto di Le Havre, alta marea del 1903, o la bellissima Strada a Berneval-le-Petit del 1900. Forse maggiormente espressionista per le scelte di colore e per la pennellata piatta e lunga, Han Purrmann con il suo Sprazzi di sole nel parco (1093), una festività di luci.
Dall’urgenza del ritrarre ciò che svanisce si passa all’irruenza dell’emotività, soprattutto nelle sue manifestazioni tragiche. Ecco
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