Nei suoi video l’artista olandese Aernout Mik (Groningen, 1962) -alla sua prima personale in uno spazio pubblico italiano- osserva da vicino il comportamento individuale e collettivo in situazioni di tensione e difficoltà . Ricrea in appositi set gli scontri del momento attuale che già vediamo ogni giorno in tv nei telegiornali. Ma Mik si sofferma con insistenza su ogni dettaglio, attraverso più punti di vista ravvicinati. Carrellate lente, tempi lunghi e un audio assente contribuiscono a creare un senso di tensione mai soluta, di costante sospensione, di attesa di risolutive evoluzioni che invece sono sempre minime.
L’artista mette in scena con meticolosità situazioni estreme, i disastri: le case che crollano in Softer catwalk in collapsing room del 1999 e le auto che si scontrano in Refraction del 2004. Se Andy Warhol per la sua serie degli incidenti ha moltiplicato le immagini di veri sinistri stradali, Mik li ripropone indotti. Come ripetuto infinite volte in una sorta di rito, è lo scontro “perfetto” contro Liz Taylor in Crash di James Ballard. La stessa simulazione e il medesimo distacco di Ballard sono presenti nelle opere di Mik. Con il medesimo freddo rigore l’artista olandese innesca queste reazioni a catena.
In Vacuum room una riunione politica viene interrotta da un gruppo di manifestanti. I protagonisti non capiscono cosa sta succedendo, cercano di mantenere il sangue freddo. Sei schermi ricostruiscono la complessità dei momenti che seguono l’irruzione, soprattutto l’idea della tensione, perché non c’è un serrato susseguirsi di azioni sugli schermi, ma solo una lunga attesa. Le telecamere si fermano sui microfoni, sul tappeto.
La medesima atmosfera sospesa è presente anche in Scapegoat, l’opera prodotta dalla Galleria Civica insieme al Bak di Utrecht, dove il video è in visione dall’inizio di ottobre. In questo progetto riesce addirittura ad affrontare il difficile tema della guerra. Come? La simula con tanto di militari in mimetica.
Mik utilizza proprio i meccanismi dei reality: dà il via ad una situazione e sta a guardare, e a filmare, ciò che succede. Del resto è olandese, proprio come la patria di questo tipo di format televisivo.
Ricalcando Vacuum room, anche qui ci sono ostaggi bloccati al centro di un grande auditorium da un gruppo di militari che imbracciano mitra. Il tempo passa e la situazione sembra non cambiare, fin quando una scarica di colpi rompe improvvisamente il silenzio assoluto che domina l’intero percorso espositivo. Pochi secondi e tutto torna come prima: una tragedia che striscia silenziosa dentro le nostre giornate, senza farsi sentire. Quasi fosse normale.
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