Tra leggenda e vita reale, questa
mostra sembra propendere per la seconda, ponendosi sulla scia degli studi del
più attendibile connaisseur di Modì,
Ambrogio Ceroni. Ciò che viene fuori sono “le
innumerevoli passioni visive” di Modigliani, artista aristocratico e colto,
Louvre nella Parigi del Novecento.
I motivi antichi e moderni
provenienti dall’arte greca arcaica, dalla scultura dell’Indocina e dell’Africa
sottoposti all’esprit de stylization,
contribuiscono a sovvertire il dominio sulla scultura del linguaggio
naturalista di Rodin, celebrato
contemporaneamente da una mostra a Legnano.
Ogni testa è calata nel rapporto
con quelli che sono potuti essere i riferimenti visivi scelti da Modigliani.
Sul solco di un linguaggio alternativo alla dominante figura di Rodin, la
presenza in mostra del Bacio di Brancusi segna uno dei momenti decisivi
per Modì. L’amicizia con l’artista rumeno lo condurrà all’uso della pietra a
taglio diretto e a ragionare sul tema della ripetizione e variazione,
abbandonando la carnale forza modellante naturalista dello scultore francese.
Teste, ripetute in maniera quasi
ossessiva dal 1911 al ’13, ma allo stesso tempo variate. All’inizio scolpite su
blocchi squadrati appena sbozzati. A prevalere è un grafismo e una
semplificazione primitivista simili a quelli dello scultore cubista Ossip Zadkine, ma in cui già emerge
quell’attenzione ai tratti fisionomici, il naso e gli occhi a mandorla, che
diverranno nota stilistica in tutta la sua produzione.
Nella Testa Princeton il blocco si tramuta in una forma triangolare
sormontata quasi da un dado. Dai disegni delle teste cariatidi emergono le sue
riflessioni sul modo in cui la scultura si leghi all’architettura. Tratteggiate
teste sormontate da elementi architettonici che si tramutano in scultura
nell’attenzione per il profilo. È il tempo dei colli lunghi, gli occhi a
mandorla, le forme ovoidali.
La presenza dell’Apollo Milani è lo spunto per far notare il sorriso arcaico nella Testa Ceroni XII che poi lascia il
posto, nella Testa di Filadelfia, alla bocca a cilindro sulla scorta
delle maschere africane. Primitivismo, art
nègre secondo le suggestioni delle avanguardie dell’epoca per creare un
linguaggio personalissimo e moderno.
Una mostra sospesa
sul dubbio intorno all’abbandono della scultura da parte di Modigliani, di
ritorno dai marmi bianchi di Carrara, per una pittura invece di “sculture nello spazio del quadro”, in
cui resterà la predilezione per la linea, le forme allungate e sintetiche, gli
occhi a mandorla e i “nasi a lama di
rasoio”.
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dal 17 dicembre 2010 al 27 marzo 2011
Modigliani scultore
a cura
di Gabriella Belli, Alessandro Del Puppo, Flavio Fergonzi
MART – Museo di
Arte moderna e contemporanea di Rovereto e Trento
Corso Bettini, 43 – 38068 Rovereto
Orario: da martedì a domenica ore 10-18;
venerdì ore 10-21
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. 800397760 / +39 0464438887;
fax +39 0464430827; info@mart.trento.it; www.mart.trento.it
[exibart]
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