Alti Tauri, Grossvenediger, settembre 1893. Due uomini si affacciano sul ciglio di un grande crepaccio: prudenti, si appoggiano ai loro lunghi Alpenstock proiettandosi affascinati in avanti, verso il baratro. In primo piano orme sulla neve, sullo sfondo due cime tagliate da incombenti seracchi. Un bagliore diffuso interrotto al centro da un triangolo scuro, entro cui il ghiaccio assume infinite sfumature di tono.
E’ una fotografia di Vittorio Sella (1859-1943), una delle tante esposte alla mostra in corso a Bolzano che riguarda i tre viaggi da lui compiuti alla scoperta delle montagne del Tirolo.
Biellese di natali e discendente di una ricca famiglia di industriali del settore laniero, dedicò la vita alla fotografia ed alle montagne. In tempi in cui il viaggio e in particolare il “viaggio ” alpino era appannaggio esclusivo di nobili e borghesi, Sella ebbe la fortuna di far parte di una ristretta élite di pionieri e di essere dotato di capacità, sensibilità e mezzi fuori del comune: così diventò uno dei più grandi e richiesti fotografi-alpinisti tra i secoli XIX e XX. Un padre poliedrico, ufficialmente imprenditore, ma poi autore di saggi di chimica e del primo trattato italiano sulla fotografia, quel Plico del fotografo pubblicato nel 1856 e tradotto con successo in diverse lingue: un segno del destino per Vittorio. Uno zio, Quintino, che fu il famoso ministro delle finanze che riportò il pareggio nel bilancio dello Stato nel 1876, e che incoraggiò costantemente il nipote nelle sue passioni, anche dopo la morte del padre. Vittorio potè attingere ad un ricco humus familiare e vivere una temperie culturale che assecondò le sue aspirazioni. Poté gradualmente passare dalle scalate nelle Alpi alle spedizioni in Caucaso e poi extraeuropee (1897 Alaska, 1899 Kanchenjunga, 1906 Ruwenzori, 1909 Karakorum), che gli consentirono di riportare una documentazione che gli fruttò riconoscimenti mondiali. Studiosi del territorio, geografi, cartografi, botanici e geologi, oltre che alpinisti naturalmente, gli facevano continue richieste di copie delle sue lastre e dei cataloghi numerati che redigeva con accurata sistematicità.
melania lunazzi
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