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fino al 30.IX.2010 | Pierluigi Pusole | Trento, Studio Raffaelli

di - 9 Luglio 2010
Una quindicina di opere di Pierluigi Pusole (Torino,
1963) sono presentate a moduli di due tele, ognuna 70×100. Una formula
immediata, ma sono tortuose le vie della ricerca e della riflessione che
portano a questa serie. Sono Esperimenti
,
come titola la personale, che tengono conto delle grandi tensioni pittoriche
del secolo scorso, e che corrono lungo le linee dell’astrazione e le forme
della figurazione.

Tutto è contenuto nell’idea di doppio che ricorre
in questi moduli. È un doppio diretto che non ha mediazioni stilistiche e che
dialoga traendo spunto da codici letterari e scientifici, dalla
rappresentazione pittorica classica e da quella dei media contemporanei. Questa
contaminazione di codici e linguaggi non serve a null’altro se non a mettere lo
spettatore davanti a un gioco sofisticato, a più livelli, delle proporzioni
della natura e dell’uomo che fluttuano ironicamente tra il visibile e
l’invisibile.

Per esplicitare questo raffronto, Pusole esce
dalla natura: il confronto con essa avviene dall’esterno. Le armonie naturali,
tanto rappresentate nell’arte antica, in cui la natura occupava la scena, sono
quindi fatte completamente saltare per ospitare una figura umana sproporzionata
che si affaccia sulla scena.


Tutto parte da un’origine cellulare che
prelude la forma. La cellula, rappresentata nel quadro come se l’occhio la
vedesse al microscopio, è la base da cui ogni cosa si sviluppa. Il dispiegarsi
dell’informe non può che avvenire per scissione, crescendo e trasformandosi
nell’organismo vivente, che è sia natura che uomo. La rappresentazione della natura
come doppio e la rappresentazione della figura umana che in essa si aggira non
è quindi che il punto d’arrivo di un’idilliaca pacificazione evolutiva.

Ma contiene in sé l’allusione a
un’inquietudine archetipica. Se la cellula originaria è inserita come soggetto
unico in una tela d’ogni modulo e la sua presenza è indispensabile per
giustificare il divenire delle forme naturali, quelle che vediamo, proposte in
forma seriale, sono le figure umane che camminano o sostano in un paesaggio.
Anche il dettaglio del corpo umano ha il suo ruolo, come una mano o i volti a
grandezza d’albero, che scrutano lo spettatore con sguardi fissi nel vuoto. La
scena della rappresentazione è comunque all’insegna della dimensione manipolata,
come quella in cui una mano gigante esce dalla boscaglia e con le dita sovrasta
un laghetto.


Il richiamo a René Magritte
è automatico, ma al
tempo stesso risulta sviante. Qui non è la dimensione onirica a dover fare da
elemento interpretativo di un concetto di realtà, ma è il gioco semplice della
proporzione che deve dominare la scena. Il senso che Pusole vuol dare
all’osservatore dev’essere estratto anche dal confronto con la misura delle
cose. Si muove tutto nello stravolgimento categoriale dei nostri concetti
matematici, acquisiti come sovrastruttura.

I colori dominanti, su quasi tutte le tele,
stesi con acquerelli e colori acrilici, vanno da un verde a un rosso omogenei.
Colori scelti per rappresentare una nuova natura, da intendere “come una
specie di esperimento di ingegneria genetica
”.

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a Torino

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dal 13 maggio al 30 settembre 2010

Pierluigi
Pusole – Esperimenti

Studio d’Arte Raffaelli –
Palazzo Wolkenstein

Via
Marchetti, 17 (centro storico) – 38100 Trento

Orario:
da martedì a sabato ore 10-12.30 e 17-19.30

Ingresso
libero

Catalogo
disponibile

Info:
tel. +39 0461982595; fax +39 0461237790;
studioraffaelli@tin.it; www.studioraffaelli.com

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