Categorie: trento bolzano

fino al 31.X.2003 | Storie di ordinaria ossessione | Riva del Garda, Museo Civico

di - 22 Ottobre 2003

La follia, come la libertà, come l’amore, come l’arte, è uno di quei termini che maggiormente subiscono abuso semantico, e sui quali artisti verbo-visivi (come Piermario Ciani) potrebbero facilmente sbizzarrirsi. Nella mostra presentata alla Rocca di Riva del Garda il tema della pazzia è però indagato da alcuni artisti nella sua valenza patologica, cioè come quotidiana ossessione, disagio esistenziale, malattia del vivere.
Alessandra Filiberti affronta con coraggio, nel suo video corredato di disegni Pepita is on, il tema della follia del soggetto femminile, iconograficamente rappresentata dalla sproporzione dei due bulbi oculari -di chiara derivazione cartoonistica. Pepita è la protagonista di questo racconto senza trama, dove senso e conclusione per certi versi ricordano il cortometraggio Etoile de mer di Marchel Duchamp. Moreno Gentili presenta una serie di nature morte fotografiche intitolate Memorie dalla casa di un folle, reportage in un abitazione di un uomo che, dopo aver vissuto per anni nella routine, è stato internato in manicomio. Oggetti disseminati alla rinfusa, frammenti di una modesta esistenza, testimoniata ma allo stesso tempo invasa dall’obbiettivo fotografico che ha violato l’aura di solitudine di cui la follia si è nutrita per molti anni. Mauro Ghiglione riprende il tema munchiano dell’Urlo, simbolizzato da un doppio ritratto di neonato in lacrime affiancato da una bombola d’ossigeno sulla quale spicca la scritta Game Over, titolo dell’inquietante opera. Negli scatti fotografici di Uliano Lucas la follia è indagata nella sua sottigliezza, lontano dai soliti cliché del matto visivamente estroverso. Sono una serie di ritratti colti in piena luce nei tavolini del bar di una casa di cura per malati psichici, volti e sguardi per lo più felici e sereni, talvolta d’una bellezza che stupisce. Altro tema quello trattato invece da Lucia Patalano. Vite concluse ha come soggetto il carcere di Procida, chiuso nel 1975 e considerato uno dei più duri e difficili della Penisola. Gli scatti, di rara poesia, contrastano sensibilmente con questo limbo dove i condannati all’ergastolo attendevano la morte. Luoghi di costrizione, d’impossibilità, di solitudine estrema dove la follia non può che covare e render folle anche chi, al di là dei suoi crimini, ancora non lo è -come è magistralmente documentato da Renato Curcio in un numero di Altrove (n. 6 del 1998, Stati modificati della e nella reclusione), rivista scientifica che proprio si occupa di stati di coscienza. Il lavoro verbo-fotografico di Anna Valeria Borsari, Foto di Carla B., datato 1978, si presenta invece come linguaggio visivo di una malata di mente, che comunica i propri attimi, le proprie storie attraverso lo sguardo fotografico. Immagini in bianco e nero, leggermente sfocate, con protagonisti inconsapevoli passanti, oltre a spiagge e barche; elementi colti in una dimensione oltretemporale, che rimanda a certa fotografia amatoriale d’inizio secolo quanto a dimensioni altre alla Francis Bacon.
Con questa mostra l’arte è divenuta strumento all’interno di un progetto di ricerca più ampio dedicato al difficile problema delle istituzioni manicomiali. A partire dall’inizio del 2003 il Museo Storico di Trento ha infatti organizzato Alla ricerca delle menti perdute, un’articolata serie di incontri ed eventi per sviluppare un percorso sui luoghi, la storia e l’interpretazione della follia nella contemporaneità.

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Storie di ordinaria ossessione
a cura di Angela Madesani
Museo Civico di Riva del Garda
piazza Battisti 3
tel 0464 573869
museo@comune.rivadelgarda.tn.it
orario: 9.30-12.45 > 14.15-17.30
Chiuso lunedì
ingresso: euro 4
La mostra è realizzata all’interno del progetto “Alla scoperta delle menti perdute. Viaggi nell’istituzione manicomiale” promosso dal Museo Storico di Trento
www.museostorico.tn.it/editoria_ricerca/Menti_perdute.htm
info@museostorico.tn.it


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  • nel gennaio 1982 La Biennale di Venezia allestì una mostra voluta da Basaglia e curata da Franco Cagnetta e pubblicò un catalogo dal titolo "Nascita della Fotografia Psichiatrica" dove si sosteneva e illustrava l'ipotesi che l'Arte stessa TUTTA nasce dall'Immagine del Folle. La notizia che date e l'iniziativa sono in ritardo DI MOLTI ANNI e hanno poco senso
    ANDO GILARDI

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