Categorie: trento bolzano

fino al 31.XII.2009 | Érik Samakh | Borgo Valsugana (tn), Malga Costa

di - 13 Novembre 2009
Da oltre vent’anni, Arte Sella
si occupa d’arte e natura, caratterizzandosi come uno dei pochi progetti
istituzionali e continuativi interamente dedicati alla Land Art. Un caso più
unico che raro di opere disperse nell’ambiente e di percorsi espositivi inseriti
fra i sentieri boschivi.
Chiude ora il programma annuale
Érik Samakh
(Saint-Georges-de-Didonne,
1959; vive ad Aix-en-Provence) con un’installazione nello spazio di Malga
Costa, non lontano da altri suoi interventi en plein air
realizzati precedentemente.
L’artista trova nell’acqua e
nei suoni i propri materiali base, strumenti per agire con discrezione sul
territorio e per sondare il dialogo dell’uomo con l’ambiente. Il primo lavoro
svolto ad Arte Sella rischia così quasi di passare inosservato per il riserbo e
la delicatezza con cui è condotto. L’installazione consiste in alcuni flauti
azionati dall’energia solare, nascosti fra i rami degli alberi, nei pressi di
un piccolo stagno. I suoni che ne risultano costruiscono ambientazioni
acustiche piene di garbo, in cui l’apporto umano si relaziona in maniera non
invasiva col contesto.
Nello spazio espositivo di
Malga Costa, dov’è andata a inserirsi la nuova opera di Samakh, i presupposti
non cambiano, ma si adattano alle diverse esigenze del luogo chiuso. Qui l’intervento
è più consistente e, all’interno dell’edificio rurale, una vasta superficie
d’acqua nera specchiante copre il pavimento. Il visitatore può accedervi
attraverso una pedana lignea che corre lungo tutto il perimetro, limitando lo
spazio di fruizione al bordo dell’installazione.
I progetti Al bordo
dell’acqua
costituiscono da anni una parte
importante nell’attività dell’artista francese. In questo caso, però, il
contesto montano carica l’opera di nuove valenze semantiche. Lo specchio
d’acqua rimanda all’idrografia della zona e collega il luogo d’esposizione col
paese d’origine di Samakh, sulle Alpi francesi.
Nello spazio fortemente evocativo
la penombra costringe a una pausa di assestamento percettivo. La componente
sonora lavora per sottrazione e lo spettatore si trova in un ambiente
spirituale in cui i minimi sussurri o scricchiolii sono amplificati
dall’atmosfera di sospensione. Di fronte allo specchio d’acqua nera che duplica
il soffitto con travi a vista, il terreno sembra sprofondare per diversi metri
e l’architettura ne esce trasformata.
Come in un’opera di Michelangelo
Pistoletto
, la superficie specchiante apre
una finestra di rappresentazione, dove però le connotazioni rurali diventano
preponderanti. Come per Daniel Buren, l’opera si relaziona con lo spazio e, attraverso interventi minimi,
lo smaterializza, appropriandosene.

Da parte sua, pur trovandosi
immerso in un ambiente profondamente esperienziale, il pubblico prende
coscienza della sua natura di estraneo, al confine tra sé e opera. È relegato
in uno spazio di frontiera, al bordo della realtà, da cui non può entrare
veramente in contatto con l’opera. Se non attraverso un duplicato illusorio,
un’immagine, un’approssimazione.

gabriele salvaterra
mostra visitata il 3 ottobre
2009


dal 3 ottobre al 31 dicembre
2009
Érik Samakh – Al bordo
dell’acqua
Malga Costa
Piazzetta Ceschi, 1a – 38501
Borgo Valsugana (TN)
Orario: sabato e domenica
ore 10-17
Ingresso: € 5
Info: tel. + 39 0461761029; artesella@yahoo.it;
www.artesella.it

[exibart]


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