Il titolo della mostra, Dalla polvere alla polvere, penetra e oltrepassa la metafora
che fin dai tempi antichi ha visto l’uomo riflettere sul fenomeno bio-chimico
rappresentato dalla polvere. Mettere al centro della propria ricerca una
sostanza fra le più piccole della materia, quella che sta fra visibilità e invisibilità
e che l’uomo può vedere a occhio nudo solo se stratificata o “messa in luce”, è un’operazione d’indagine
estremamente complessa.
Per metterla in atto Moti esce dalla sua rappresentazione
diretta per entrare nell’effetto che il mezzo espressivo ha provocato.
L’artista infatti spazia dall’uso delle immagini a quello degli oggetti, tra le
azioni e i suoni. È lo stesso concetto di opera d’arte che viene investito in
questo processo di ricerca. Lo si percepisce nella modalità dell’esposizione,
dove tutti i linguaggi utilizzati convivono in una dimensione armonica, che
propone al visitatore un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, per
arrivare a uno stato mentale in cui il significato della polvere come metafora
della condizione umana è completamente messo a nudo.
Questa concezione totalizzante dello spazio espositivo ha
portato Moti alla ricostruzione di ambienti che fanno preciso riferimento alle
teorie museali di Alfred Barr, primo direttore del MoMA. Troviamo così sulle
pareti delle sale, rivestite con tessuti Jacquard e Moiré, fotografie di stoffe
turchesi che riportano decorazioni dorate, cammei e medaglioni incorniciati,
leggii antichi di legno che supportano libri rivestiti di tessuto o flaconcini
contenenti polvere come se fossero reperti.
Accanto a queste opere che mimano contesti storici – dove
l’elemento pulviscolare è protagonista della rappresentazione – v’è un film
d’animazione in 35 mm: Dust, realizzato quest’anno da Jean-Marc Gauthier, che ha riprodotto con più calcolatori il movimento
dei granelli di polvere nelle loro aggregazioni e disgregazioni. Questi
piccolissimi corpi richiamano le immagini che ci provengono dallo spazio,
scrutato dai potenti telescopi spaziali.
Dopo questi rimandi contemporanei e storici, in cui il tempo
è contrassegnato dalla presenza della polvere, il viaggio del visitatore si
conclude con un quadro antico di Joshua Reynolds, grande ritrattista inglese del
Settecento che aveva fatto di questa forma espressiva la sua professione,
rinnovandola e dando immortalità a chi veniva immortalato da lui.
Un’immortalità effimera, però, poiché tutta la materia di cui è fatta anche
l’opera d’arte è sottoposta a un’erosione che la riduce in polvere. Proprio
come quella rappresentata e ricordata da Moti nelle sue opere.
Melvin
Moti in una collettiva del 2007
mostra visitata il 10 giugno 2010
dal 24 giugno al 5 settembre 2010
Melvin
Moti – From Dust to Dust
a cura di Andrea Viliani
Fondazione Galleria Civica
Via Cavour, 9
– 38122 Trento
Orario: da martedì
a domenica ore 10-17
Ingresso
libero
Libro d’artista
disponibile
Info: tel. +39 0461985511; fax +39
0461237033; info@fondazionegalleriacivica.tn.it; www.fondazionegalleriacivica.tn.it
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