Lâoggetto dâindagine è la linea, come indica con precisione il titolo. Ă lei la protagonista, ma le opere selezionate dal curatore Andreas Hapkemayer costituiscono piĂš che altro un omaggio al tema scelto, piuttosto che un percorso esaustivo. Percorso che del resto sarebbe impossibile: la linea è infatti alla base della storia dellâarte, della scrittura e di qualunque segno, da quello primitivo a quello postmediale. Si tratta di un concetto astratto, una somma infinita di punti, ma la sua percezione è alla portata di tutti e scaturisce dal semplice gesto del tracciare. Ed è da questo tracciare che lâarte attinge la sua energia espressiva. In particolare, nellâapprofondimento del curatore si parla della triplice componente funzionale della linea: di disegno, di gesto e di scrittura. Sono queste tre funzioni lâasse di lettura della mostra e delle opere degli artisti.
Il percorso è a ritroso: parte da autori degli anni Ottanta e Settanta come Joseph Beuys, Hanne Darboven, Gastone Novelli, Cy Twombly e Otto Zitko, fino ad arrivare allâ esperienza pittorica del Surrealismo degli anni Venti, incentrata sulla figura di AndrĂŠ Masson, di cui sono esposte ben sedici opere, unâintera sala. Masson e la sua esperienza surrealista sono visti come perno centrale e di transito per tutte le esperienza artistiche del Novecento, avanguardia operativa nei confronti del potenziale artistico della linea.
Se molte mostre attingono ad esperienze artistiche occidentali ormai codificate e storicizzate, unâinteressante apertura alla contemporaneitĂ si manifesta nella volontĂ di confrontarsi con artisti originari del mondo islamico e orientale. Il loro è uno sguardo proprio per questo âdistanziatoâ, ma che comunque riporta, attraverso le opere, lâinfluenza del segno originario, manifestato nella scrittura araba e nella calligrafia cinese. Da Kutlug Ataman a Shirin Neshat, da Mona Hatoum per arrivare al cinese Chen Zatyan. Si tratta di opere strettamente
Non è la prima volta che Museion presenta al pubblico lavori realizzati appositamente per lâoccasione. In questo caso due sono le opere inedite: quelle di Otto Zitko e di Joseph Grigley. Se il primo si rifĂ ad una sorta di disegno automatico e traccia con il suo pennello una âlinea dinamicaâ che percorre tutte le pareti della stanza, senza un inizio e una fine visibile, il secondo, nella sua condizione di sorditĂ , propone una âsuaâ comunicazione in forma scritta, trasferita su cento foglietti scritti a mano e appesi alla parete. Il contenuto di questi foglietti non ha un riferimento concatenato, è proposto come semplice frammento comunicativo, isolato da un contesto generale.
Non potevano mancare, in questa ricognizione, Gastone Novelli, presente con tre lavori importanti, e Cy Twombly, che con le sue opere occupa una sala. Sia in Novelli che in Twombly coesistono scrittura, disegno e astrazione lineare, fondamentali per la comprensione della linea come segno magico, primitivo e originario.
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