L’ultimo progetto espositivo dello spazio trentino è ideato da dieci artisti dell’IPG, l’International Performance Group fondato dalle regina dell’azione artistica Marina Abramovic, trasformatasi in curatrice per l’occasione.
Il tema è quello universale dell’amore, a cui inneggia il sottotitolo IPG loves you, you love everyone. Non l’amore da canzonetta, ma quello controverso, teso e problematico. Sentimento in cui lo spettatore è da subito coinvolto, passando attraverso il profumato giardino di gelsomini di Amanda Coogan, situato all’esterno, e trovandosi poi davanti il fucile di Dorote Strehlow. Quest’ultimo, sulla parete della prima sala, fa contrasto con il verde ai piedi, i morbidi cuscini su cui sdraiarsi e i leggeri tendaggi trasparenti che creano una veranda. Veranda, sì, perché l’intera galleria è trasformata in spazio domestico che accoglie momenti intimi, della vita di ogni giorno, qui ricreati e approfonditi attraverso l’artificialità artistica e il diretto coinvolgimento del pubblico.
E dalla veranda si passa nella cameretta dei bambini, voluta da Doreen Uhlig per ospitare cavallini a dondolo, lavagne e mattoncini colorati di legno. A fianco, la sala da bagno, finalmente rossa e drappeggiata di voluttuoso velluto bordò: qui, in una ripresa fissa e ravvicinata, Ivan Civic cura la sua pelle, la lava e la profuma con una cipria chiara.
E dopo alcuni minuti di silenzio ricomincia, facendo ripartire questo rito di purificazione per accogliere di nuovo l’amore, il calore dell’esterno. Una frase in nero sul muro invita all’amore: “Release us as sorrow and let love again”. Ma l’amore, dicevamo, è anche velenoso, e così il talco si chiama Family Poison.
Immediatamente acido è invece il dialogo innescato da Nezaket Ekici nei monitor che si possono vedere esclusivamente stando sdraiati all’interno di minute tende chiare. E’ un dialogo d’amore, anche se si presenta piuttosto come un litigio senza via d’uscita. Entrambi di fianco, distanti, nudi, nella penombra, lei snocciola tutti i dubbi, le incomprensioni, le differenze culturali, i preconcetti che li dividono, lui accenna qualche mozzicone di discorso, mentre il suo pene eretto si affloscia.
Scendendo le scale si entra nella camera da letto matrimoniale di
Sui contrasti giocano anche le ultime due sale: la cucina All you need di Till Steinbrenner e Lotte Lindner, dove possono fermarsi a mangiare solo le coppie di innamorati, e il soggiorno di Viola Yesiltac. Qui l’epilogo inesorabile è quello dell’incomunicabilità: tutti i mobili sono rivolti verso il muro, rovesciati, resi assolutamente inutilizzabili.
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Almeno nel titolo Marina è stata geniale visto che di amore nel circuito gam italiano c'è ne poco!