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fino all’8.XI.2003 | I due volti di Carlo Belli | Rovereto (tn), Galleria Dusatti

di - 29 Ottobre 2003

Non è cosa di tutti i giorni vedere in una galleria d’arte un così ampio numero di opere di Carlo Belli (1903-1991). Sono lavori di piccolo formato, ma certamente significativi per il lasso temporale che ricoprono, dagli anni Venti agli anni Ottanta, dunque testimoni della pressoché totale attività artistica del grande teorico dell’astrattismo; un aspetto certo non marginale se si pensa che la scoperta del Belli-pittore è cosa abbastanza recente, solo del 1979, quando tenne a Roma la sua prima esposizione.
Il Mart di Rovereto nel 1988 ha acquisito, assieme a un lauto numero di opere, il fondo dell’illustre roveretano. Oltre 300 fascicoli che testimoniano la sua versatilità d’interessi e la dilatazione dei campi di ricerca culturale: dal giornalismo alla critica d’arte spesso militante, dall’attività letteraria alle ricerche nel campo della musica, dell’archeologia alla vicinanza all’architettura razionalista, fino alla pittura -e di questa vogliamo parlare.
In contatto fin dai tempi scolastici con Fortunato Depero, Belli entrò presto nell’orbita Futurista, tanto da diventare amico dello stesso Martinetti. Ma al canto delle macchine preferì presto quello delle muse, influenzato probabilmente dalle ricerche sull’antico di Paolo Orsi e di Federico Halbherr. La tensione evocativa, il rimando a un qualcosa d’altro su cui Belli concentrò i propri tentativi pittorici, trovarono il loro naturale indirizzo nella Metafisica di De Chirico e Carrà; un’affinità che è testimoniata anche nello stesso Kn, il manifesto dell’Astrattismo italiano edito nel 1935 dai tipi della Galleria Il Milione di Milano, nel quale sono messe tra l’altro alla berlina pressoché tutte le avanguardie, dal Futurismo a Dada, al Surrealismo, all’Espressionismo. Le ricerche nel campo dell’Astrattismo, alle quali Belli è indissolubilmente legato, non risultano infatti in contrasto con quelle in seno alla Metafisica vista la comune tensione neoplatonica alla manifestazione delle cose e all’assenza di retorica. Così, accanto all’ammirazione per De Chirico, ecco quella per Kandinskij, Licini e il cugino Melotti.
Ma se la sua prima esposizione risale al 1979, il perché è presto detto: Belli non si considerava un pittore, quanto piuttosto uno sperimentatore, e i suoi dipinti non erano altro per lui che una sorta di appunti-souvenir delle proprie ricerche. La mostra, svolta nella Galleria L’Arco di Roma, lo premiò invece con un inaspettato successo. E non c’è da meravigliarsi. I suoi lavori ricordano sì certi ambienti e spazi alla De Chirico -si vedano a proposito graziosi oli come Passeggiata del 1927 (ma siamo sicuri di date così precoci?) o Mistero della sera del 1929- oppure sono riconducibili a una certa surrealtà alla Savinio –è il caso di Serenata del 1930. Ma sono comunque caratterizzati da una freschezza che mai scade nella maniera; i manichini ieratici e perfetti della più pura metafisica sembrano prendere vita, filtrati da un velo d’ironia che li trasforma in Esseri semimetafisici. Più proprie al Belli teorico che tutti conoscono sono poi le opere dal chiaro Astrattismo, nelle quali la geometria si fonde mirabilmente con la poesia del colore.

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I due volti di Carlo Belli. Opere 1927-1980
a cura di Maurizio Scudiero
Galleria Dusatti
Via Mazzini 31 Rovereto
tel. e fax 0464.436810
ingresso libero
catalogo in galleria
www.galleriadusatti.it
galleria.dusatti@libero.it


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