transart 03 è partito nel grande capannone delle Officine FS di Bolzano con una folla che ha invaso tutti i posti. L’onore dell’inaugurazione è andato a Ictus, ensemble di Bruxelles, diretto da Georges-Elie Octors. In Counter Phrases la musica contemporanea di dieci compositori distinti hanno trovato uno svolgimento visivo -grazie alla preziosa telecamera di Thierry de Mey– in dieci cortometraggi proiettati su tre schermi alle spalle dell’orchestra. Gli attori erano i
Le dieci composizioni erano autonome, nel senso che i compositori prescelti non erano a conoscenza l’uno dell’altro, e la spettacolarità della serata -oltre alla collocazione inusuale che costituisce il punto forte di Transart– si è rivelata nella rivisitazione del primo cinema muto, dove appunto la proiezione veniva accompagnata dall’orchestra. Tre le proiezioni invece e un insieme di colori a illustrare le emozioni di una musica solitamente difficile: il verde dei parchi, una piattaforma di cemento rettangolare in mezzo a un lago, una gradinata vertiginosa, i grattacieli di una città grigia e di nuovo ri-proiettata nel verde. La danza dei ballerini della Compagnia Rosas ricalcava il grande insegnamento di Pina Bausch, sempre apprezzato con una forte tensione nostalgica per la sua completezza registica che ha saputo ritrarre lo zeitgeist contemporaneo nella danza. Ma la capacità di montaggio e l’abilità nelle riprese di Thierry de Mey, hanno reso questo trittico visivo davvero sorprendente. Un trittico che a volte diveniva
Durante le lunghe pause gli attori improvvisavano un delirio sciamanico o si immobilizzavano in sculture corporee caratterizzate dall’estrema torsione. Una liquidità di immagini, costruite sulla musica live, che hanno tenuto tutti gli spettatori per circa due ore completamente assorti in una pienezza percettiva. L’uso del corpo dei ballerini come mezzo espressivo all’interno dei cortometraggi ha aggiunto infatti una certa qualità tattile a ciò che altrimenti si sarebbe potuto esaurire nei soli due sensi di vista e udito.
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