Anche quest’anno in concomitanza con la Biennale Arti Visive di Venezia, abbiamo assistito alla fioritura di numerose iniziative collaterali sparse nei diversi spazi disponibili della città. Water bus stop work può essere annoverata tra loro, organizzata dal padiglione sloveno, è una manifestazione che ha voluto utilizzare un luogo pubblico, che pone l’opera d’arte a stretto contatto con un ampio numero di utenti, infatti gli imbarcaderi dell’Actv (la municipalizzata del trasporto lagunare) lungo il Canal Grande sono utilizzati sia dagli abitanti di Venezia, che dalla massa di turisti che quotidianamente affluiscono in laguna. Dunque, un visibilità per il lavoro di un giovane artista, non indifferente, poiché oltre al pubblico specializzato della Biennale hanno avuto la possibilità di essere visti anche da quelle persone che generalmente non frequentano le Gallerie d’arte o i Musei. Ogni autore aveva a sua disposizione un imbarcadero sul quale sono state installate dalle tre alle cinque riproduzioni. Nel corso dell’esposizione, però, si sono verificati dei fatti poco piacevoli, ovvero la sparizione di alcuni dei lavori. Il primo, ad un giorno dall’installazione, è stato la croce indiana di rose di Simone Lucietti, dopo circa quattro giorni, la gigantografia di un neonato trattata al computer di Gianfranco Grosso, seguiti poi dagli sloveni Marko Kovacic, Ziga Kariz, un lavoro di Mauro Arrighi, ed infine Anja Medved. Gli autori di questi atti vandalici non sono stati mai trovati, e tanto meno traccia delle opere che in alcuni casi sono state letteralmente divelte dalle viti che le fissavano agli infissi degli imbarcaderi. Sorge il dubbio se si tratti di un puro atto vandalico oppure di un soddisfatto collezionista privato che ha iniziato (o continuato) a coltivare la sua passione per l’arte contemporanea, questa volta offertagli gratuitamente su un piatto d’argento.
Ad ogni modo, nel corso della Biennale, fatti analoghi hanno confermato l’inciviltà e il poco rispetto verso i lavori collocati negli spazi esterni. Per esempio, le tartarughe dei Cracking Art, sembra ne siano state rubate circa 300. Oppure le opere in vetro di Seguso, collocate nel giardino dello spazio espositivo Thetis, sono state distrutte nel corso di un intervento notturno di alcuni ignoti. Fatti, che dimostrano il poco rispetto per l’arte che si trova al di fuori del contesto museale e comunque la totale mancanza di una coscienza sociale.
É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…
Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…
All’Abbazia di Valserena, a Parma, una selezione di materiali d’archivio restituisce gli anni formativi del linguaggio di Giorgio Armani attraverso…
Aste, fiere e musei: così Beeple, Tyler Hobbs e Larva Labs raccontano l’evoluzione dei nuovi media nel sistema dell’arte