Categorie: venezia

Dal 13 maggio 2000 al 29 luglio 2000 | Senza Morte | Verona, galleria Francesco Girondini

di - 24 Maggio 2000

L’installazione di 16 mq. dell’artista veronese, che espone con intensità dagli anni ’80 in Italia e all’estero, è collocata all’ingresso, sorta di passaggio obbligato per la visione dei quadri polimaterici. Si tratta di un’ opera composta da un tappeto di lastre di piombo sulle quali sono stampate le immagini e i necrologi di persone morte; sopra di esse oggetti simbolici rimandano alla storia dell’uomo, al progresso scientifico (telefono, televisione, macchina per scrivere) e alle sue imprese autodistruttive (il bidone inquinante, le cartucciere per mitragliatore). La scena è delimitata da una impalcatura di tubi che sorreggono tende plastiche trasparenti, raccolte a significare l’atto creativo dello svelamento di una verità. Ma non v’è soglia che consenta l’accesso all’installazione, né prospettiva univoca allo sguardo. Le si può solo girare intorno. E dunque scopro che l’ accesso è illusorio, finto, un trompe l’oeil, quasi una falsa architettura alla maniera barocca. Viene a mente anche il giardino-claustrum delle Madonne gotiche, nel quale l’accesso non è consentito, o lo spazio sacro delimitato dall’iconostasi. Posso solo essere testimone dell’evento creativo, del compiersi del mistero di cui l’artista è il ministro.
Ma qual è la verità che si rappresenta, anzi il mistero che si compie?
Nella presentazione della mostra A.B.O. indica come fondamento dell’opera di Innocente il superamento della concezione di “spazio” dell’arte antica e moderna nella sua accezione extratemporale ed eternata nella prospettiva, sostituita dal concetto di “campo”, adottato dall’arte contemporanea per indicare nell’opera d’arte l’accadimento di un evento avverso alle briglie del continuum temporale, ma anzi eloquente di una discontinuità cronologica. Secondo A.B.O. l’arte come spazio della rappresentazione ha, nell’arte contemporanea, lasciato luogo all’arte come evento, labirinto senza ritorno in cui le realtà si moltiplicano.
Innocente si riappropria dei segni codificati dalla pubblicità (monili, figurine, oggetti di uso comune) per ridistribuirli nella dimensione del quadro secondo relazioni inedite. Una critica alla società consumistica e propugnatrice di falsi valori, in linea non, si badi bene, con la Pop-Art americana che, nell’apologia dell’ artificio, manifestava un’adesione ottimistica al mondo, isolandone e consacrandone i simboli, bensì con l’interpretazione europea di tale movimento, basata sulla denuncia della società dei consumi. Di qui il riconoscimento del caos che governa il mondo non come un superamento dell’ ordine, ma come degradazione della ragione a semplice ragione economica. Per A.B.O. Innocente utilizza la tela come forma asimettrica su cui applicare elementi mobili (tattica) e produce una critica sociale mediante l’ affermazione positiva della vita nel gesto estetico (strategia).
Nei quadri si affollano oggetti nei quali riconosciamo i simboli della nostra società: i prodotti commerciali, il denaro, i minuti giocattoli per case di bambole; sono le icone Pop della massificazione; essi si sedimentano, si uniformano ai falsi ideali contemporanei (sesso, religione, spiritualismo, morte, intelletto, politica, problematiche sociali), falsi perché giacciono sullo stesso siano della merce: merce essi stessi, venduti ed imposti all’individuo in un involucro plastico. L’uomo di oggi, dice Innocente, non matura una propria individualità, anzi questa gli è imposta già confezionata, come un cibo precotto, avendo egli l’illusione di manifestare una propria personalità vivendo in funzione della predominanza di uno di questi ideali, prosciugati di qualsiasi senso e imposti da strategie pubblicitarie di massa. E’, ad esempio, il contraddittorio culto del look come manifestazione della propria singolarità, la dedizione ad una causa (umanitaria, sportiva), è l’adesione ad un ideale (religioso, politico). I valori umani sono mutati in valori di consumo, articoli venduti come oggetto da riciclare all’infinito, resta solo la morte, vero mistero inafferrabile e dimensione inconoscibile.


Mostra: “Senza Morte”, Verona, galleria Francesco Girondini – Arte Contemporanea, via Enrico de Nicolis, 1, 37121 Verona, dal 13/05/2000 al 29/07/2000. Orari: 10.30-12.30 e 16.00-19.30 chiuso il lunedì e i festivi.
Tel. 045/8030775. Fax 045/8020567.
Web: http://www.girondiniarte.com.
E-mail: fg@girondiniarte.com.
Catalogo in galleria, testi di Achille Bonito Oliva, Innocente e Roberto.


Alfredo Sigolo

[exibart]

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